Strategia & Piano d'Azione

Macroregione Mediterranea

La Macroregione Mediterranea

Costituzione, Strategia e Piano d’Azione

INDICE PREMESSA

1. LE MACROREGIONI

1.1 L’azione delle Macroregioni sul territorio

2. LA MACROREGIONE MEDITERRANEA

2.1 il decreto istitutivo della Macroregione Mediterranea, 2.2 l’iter della Macroregione Mediterranea, 2.3 percorso post-Assemblea istitutiva della Macroregione Mediterranea, 2.4 ambiti di interesse della Macroregione Mediterranea, 2.5 l’organizzazione della Macroregione Mediterranea, 2.5.1 la segreteria organizzativa, 2.5.2 Action Group, Uffici e Redazioni

3. LA NECESSITÀ DI UNA MACROREGIONE MEDITERRANEA

3.1 interconnessione e collaborazione con i Paesi mediterranei, 3.2 creazione di una rete di comunicazione mediterranea, 3.3 i trasporti e il turismo nel Mediterraneo, 3.4 le problematiche a sfondo sociale del Mediterraneo, 3.5 l’ambiente e l’energia del Mediterraneo, 3.6 sicurezza, criminalità e immigrazione nella Macroregione editerranea, 3.7 tutela della salute

4. UNA NUOVA FORMA MENTIS

 4.1 il cittadino protagonista e il ritorno alla meritocrazia

5. PILASTRI DELLA STRATEGIA

N. 1  >  BLUE ECONOMY AND TOURISM

N. 2  >  GREEN ECONOMY

N. 3  >  PERSONALITY DEVELOPMENT AND HUMAN RIGHTS

N. 4  >  DIGITALIZATION AND TELECOMMUNICATIONS CONNECTION

PREMESSA

La definizione dello sviluppo sostenibile, che “garantisce i bisogni del presente senza compromettere le possibilità delle generazioni future di fare altrettanto” , è una conquista di fine millennio che mira alla qualità della vita, alla pace e ad una prosperità crescente e giusta in un ambiente pulito e salubre. Lo sviluppo sostenibile, tuttavia, non è perseguibile senza un profondo cambiamento degli attuali modelli di sviluppo e dei rapporti economico–sociali. L’azione ambientale da sola non esaurisce la sfida dello sviluppo sostenibile, né può essere mera portatrice di divieti. La sostenibilità economica è una questione di sviluppo stabile e duraturo: comprende alti livelli occupazionali, bassi tassi di inflazione e stabilità nel commercio internazionale. La sostenibilità sociale ha a che fare con l’equità distributiva, con i diritti umani e civili, con l’immigrazione e con i rapporti tra le nazioni. Per il Mediterraneo vanno tenuti in considerazione sia i molteplici fattori geopolitici ed economici che caratterizzano l’area, sia le complesse problematiche ambientali. Nel Mediterraneo, infatti, si intrecciano instabilità politica e sociale, un modesto sviluppo economico con il forte innalzamento del debito estero pubblico di vari Paesi, la pressione demografica che contribuisce a determinare i consistenti flussi migratori, la diffusione di ideologie autoritarie, l’estensione dei conflitti, l’integralismo religioso, il terrorismo e l’ormai pluridecennale contrasto israelo-palestinese. La democratizzazione e lo sviluppo socio economico in alcuni paesi hanno avuto esiti sostanzialmente positivi, ma la situazione complessiva di instabilità dell’area si è andata accentuando, anche in relazione al deterioramento della situazione nei Balcani e nel Medio Oriente. Il fondamentalismo ha prodotto fenomeni di terrorismo non solo a livello locale. La pressione demografica interna ai paesi rivieraschi, cui si è aggiunta la spinta dell’area subsahariana, ha fatto riesplodere le correnti di immigrazione non controllata. Infine, il progresso socio-economico, per quanto apprezzabile in alcuni Paesi anche in relazione ai numerosi accordi di cooperazione bilaterale e multilaterale conseguenti alla Conferenza di Barcellona, non ha prodotto nell’intera area effetti tali da incidere positivamente sulla situazione complessiva. Tutti questi fattori negativi concorrenti alla instabilità cronica dell’area, avevano attratto l’attenzione dei paesi della sponda nord del Mediterraneo e dell’Unione Europea al punto tale che, fino alla fine degli anni ’80, al problema del Mediterraneo e allo sviluppo dei paesi rivieraschi, veniva attribuito carattere prioritario.

La caduta del muro di Berlino e lo scioglimento del Patto di Varsavia spostarono l’attenzione sui problemi dell’allargamento verso est della Comunità, divenuta nel frattempo Unione Europea, con il conseguente dirottamento verso questi paesi di consistenti risorse in precedenza destinate ai Paesi della sponda sud del Mediterraneo. La propensione ad aiutare bilateralmente il Mediterraneo e ad investire in esso si sono sviluppate in funzione della vicinanza dei vari paesi a questa regione. Solo per citare due casi estremi, la Svezia, nel periodo 1993-1994, investiva nel Mediterraneo l’1,1% delle sue risorse rispetto all’11,2% investito nei paesi dell’Europa centro orientale. L’Italia, invece, investiva nel Mediterraneo il 24,6% a fronte del 7,8% nei paesi dell’Est. I fattori geopolitici sopra citatisi intrecciano con fattori di carattere ambientale dalle cui dinamiche deriva una situazione di particolare complessità, tanto più che non tutti i paesi attuano politiche omogenee e coerenti con l’obiettivo di uno sviluppo sostenibile. Tali fattori, che pur presentano differenze spesso sostanziali tra le diverse aree del Mediterraneo, sono i seguenti: incremento demografico, che ha provocato in cinquanta anni quasi il raddoppio della popolazione, concentrata prevalentemente nelle zone ostiere; inquinamento da scarichi industriali (sono numerose le aziende che operano con tecnologie obsolete) e da smaltimento dei rifiuti, soprattutto nelle aree costiere in corrispondenza dei grandi agglomerati urbani; inurbamento di una consistente parte della popolazione rurale che ha provocato una crescita abnorme delle aree urbanizzate; incremento dei trasporti marittimi, specie petroliferi, che creano zone ad alto rischio in corrispondenza delle rotte obbligate e delle aree di accesso ai porti; utilizzo crescente di energia, proprio in funzione dell’accelerazione dello sviluppo da parte dei paesi della sponda sud, con conseguente inquinamento atmosferico; crescita dell’utilizzo dell’acqua, in contrasto con la riduzione delle riserve idriche provocata dalla diminuzione delle precipitazioni; cambiamenti climatici che, presumibilmente, provocheranno nella regione mediterranea l’aumento del livello del mare, l’accelerazione dell’erosione costiera, l’intrusione dell’acqua marina nell’acqua di sottosuolo, negli estuari e nei sistemi fluviali.

Lo sviluppo sostenibile è pertanto un obiettivo globale. Gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, approvati da 189 paesi nel settembre del 2000 e il Piano di Implementazione di Johannesburg, adottato nel 2002 durante il Summit Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile, mettono in evidenza l’urgente bisogno di un maggiore impegno al fine di ridurre le ineguaglianze e di sostenere lo sviluppo nei paesi poveri. Gli Obiettivi mettono anche in evidenza il bisogno di cambiare la produzione e i modelli di consumo come confermato dal processo di Marrakesh di proteggere e gestire le risorse naturali in modo sostenibile per lo sviluppo sociale ed economico, per salvaguardare la salute ed integrare efficacemente l’obiettivo di sviluppo sostenibile all’interno del processo di globalizzazione. Il Vertice Mondiale sullo Sviluppo Sostenibile (WSSD) ha riconosciuto per le strategie regionali e nazionali che lo sviluppo sostenibile non può essere realizzato in modo isolato e che gli indirizzi internazionali devono essere adattati alle circostanze locali e alle condizioni dell’eco-regione di riferimento. Nonostante i progressi fatti, c’è una latente, ma crescente consapevolezza, da un capo all’altro del Mediterraneo allargato, che le attuali tendenze di sviluppo non siano ormai più sostenibili. I popoli del Mediterraneo allargato sanno di non poter continuare ad usare risorse, ad edificare aree costiere e a sviluppare industrie, in particolare modo di tipo turistico, senza una adeguata ed integrata pianificazione, una riduzione delle disparità tra nord e sud e soprattutto, senza prevedere riforme politiche ad hoc. I partner mediterranei hanno già fatto molti progressi in questo senso grazie alla Convenzione di Barcellona e alla Commissione Mediterranea sullo Sviluppo Sostenibile (MCSD). La Strategia offre a questi partner un’eccellente opportunità di compiere sostanziali passi avanti verso lo sviluppo sostenibile, basato su partnership leali e di cosviluppo. La Strategia prevede un’azione che miri a perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile per rafforzare la pace, la stabilità e a prosperità, tenendo conto delle minacce rivolte verso l’intera regione e della sua intrinseca vulnerabilità, ma anche dei suoi punti di forza e delle sue molteplici potenzialità. Inoltre, si tiene in ovvia considerazione la necessità di ridurre il gap tra i paesi sviluppati e quelli in via di sviluppo nella regione. La Strategia, dunque, deve essere per tutti i paesi del Mediterraneo, strumento ed opportunità per vincere la sfida: il raggiungimento di un progresso condiviso in tutti i campi dello sviluppo economico ed umano, della protezione ambientale e culturale.

1. MACROREGIONI

Le Macroregioni sono nuove forme rafforzate di governo della Unione Europea, perché facilitano il consenso su temi di interesse comune, tra realtà territoriali di Stati membri appartenenti a una stessa area, anche coinvolgendo realtà territoriali extraeuropee, e “promuovono sinergie piuttosto che discriminazioni e sovrapposizioni”. Le Macroregioni promuovono e sviluppano azioni in campi di interesse comune quali economia, ambiente, energia, salute, trasporti, istruzione e cultura, lotta alla criminalità, ricerca e innovazione, assistenza sociale, tutela dei minori, turismo. Sono strumenti europei nati con lo scopo di favorire la partecipazione al processo decisionale non solo degli Stati ma anche delle Regioni, degli Enti Locali e della Società Civile in aree geografiche circoscritte. Gli interventi concordati in ambito Macroregionale possono essere sostenuti dai Fondi Strutturali e da investimenti europei per affrontare le sfide comuni relative alle citate aree geografiche. Gli Stati che rientrano in una Macroregione possono appartenere oppure no all’Unione Europea. Nel 2009 è stata istituita la prima Macroregione denominata: “Macroregione del Mar Baltico”, (EUSBSR), a cui Strategia si fonda su tre obiettivi principali: salvaguardare il mare;  potenziare le infrastrutture per migliorare i collegamenti all’interno della Macroregione; accrescere il benessere dei cittadini, anche combattendo la criminalità organizzata Nel 2010 è nata la “Macroregione del Danubio”, (EUSDR). Nella sua Strategia sono stati previsti quattro ambiti prioritari, la cui Strategia si fonda su tre obiettivi principali: promuovere i collegamenti nella regione del Danubio; proteggere l’ambiente; creare prosperità; rafforzare la regione anche dal punto di vista della sicurezza.

La strategia UE per la “Macroregione Adriatica e Ionica”, (EUSAIR), che è nata nel 2014, promuove: una crescita sostenibile in termini economici e sociali della regione adriatico-ionica, supportando al contempo il processo di integrazione dei paesi balcanici dell’area; le opportunità dell’economia marittima: trasporti mare-terra; protezione dell’ambiente marino; turismo sostenibile; connettività in campo energetico

La strategia UE per la “Macroregione Alpina”, (EUSALP), istituita solo nel 2015, interessa anch’essa quattro ambiti di intervento: la crescita economica e innovazione, ad esempio mediante attività di ricerca su prodotti e servizi specifici della regione alpina; connettività e mobilità, con il miglioramento della rete stradale e ferroviaria e l’espansione dell’accesso a Internet via satellite nelle aree remote; interventi nel campo di ambiente ed energia, con la messa in comune delle risorse per salvaguardare l’ambiente e la promozione dell’efficienza energetica nella regione.

1.1 L’azione delle Macroregioni sul territorio

I Programmi dalla Politica di Coesione attribuiscono sempre più rilevanza al ruolo delle città, delle aree geografiche funzionali, delle aree che affrontano specifici problemi geografici o demografici ed al ruolo delle strategie Macroregionali. Viene quindi ribadita una grande attenzione sui traguardi europei che si sostanziano in cinque grandi obiettivi di policy proposti: un’Europa più intelligente, più verde, più connessa, più sociale, più vicina ai cittadini. Gli obiettivi specifici dei regolamenti di Fondo (FESR e FSE+), presentano in tal senso una indubbia potenzialità di intervento su quattro temi unificanti: lavoro di qualità, territorio e risorse naturali per le generazioni future, omogeneità e qualità dei servizi per i cittadini,  cultura come veicolo di coesione economica e sociale. La sfida della globalizzazione richiede un‘estesa cooperazione regionale, stabilità politica, una governance efficiente e protezione sociale. Purtroppo, la situazione dei Paesi del Mediterraneo è molto squilibrata e spesso lontana dalla realizzazione di queste condizioni. La scelta di lungo termine, dunque, è tra uno sviluppo diseguale e uno sviluppo congiunto. La Politica Europea del Vicinato (ENP), lanciata dalla UE nel 2003 – 2004, è un passo nella giusta direzione. Tale politica intende approfondire la cooperazione politica e l’integrazione economica tra l’UE e i suoi immediati vicini, promuovere e supportare una migliore governance e attuare riforme. Attraverso Piani d’azione concordati, l’UE e i suoi partner ENP si dedicheranno a problemi di interesse comune e adotteranno misure utili alla crescita economica e alla coesione sociale, innalzando lo standard di vita. Politiche tendenti a raccogliere ed integrare il meglio delle intelligenze esistenti per creare e sviluppare Centri di eccellenza, creando una sorta di super incubatore che svolga anche funzione di “Acceleratore” di start-up innovative.

La Macroregione Mediterranea  è Soggetto  ottimale  per lo sviluppo del Progetto europeo Next Generation EU, che sostiene gli Stati colpiti dall’emergenza sanitaria ed ha un occhio particolare per le conseguenze sull’occupazione, causate da una prospettiva diversa dell’economia, sempre più digitale e che avrà le sue maggiori conseguenze per le giovani generazioni, ma non solo. Promuovere e sostenere istruzione e formazione professionale (IFP) costituisce un elemento chiave dei sistemi di apprendimento permanente del Mediterraneo supportato dalla UE. Occorre dotare i cittadini mediterranei delle conoscenze, abilità e competenze richieste per determinate nuove professioni sul mercato del lavoro. La cooperazione europea in materia di istruzione e formazione professionale è stata ulteriormente rafforzata dal comunicato di Bruges e dalle conclusioni di Riga. Il 1º luglio 2020 la Commissione ha presentato un’agenda ambiziosa per guidare gli sforzi di ripresa dopo la pandemia di COVID-19 nei settori dell’occupazione e della politica sociale, ponendo l’accento posto sulle competenze e sull’IFP.

2. MACROREGIONE MEDITERRANEA

La Macroregione Mediterranea concretizza una cornice evoluta della politica transnazionale e transfrontaliera all’interno della quale dare anche maggiore coerenza alle iniziative già esistenti, oltre a sviluppare una programmazione con le proprie risorse. In particolare la Strategia Macroregionale nel Mediterraneo è l’evoluzione degli strumenti idonei a definire un quadro globale per la dimensione territoriale delle politiche mediterranee.

 Le fonti da cui si traggono le risorse finanziarie per la realizzazione dei progetti macroregionali mediterranee sono definite dalla politica di coesione, messa in campo dalla UE per ridurre le disparità di sviluppo e per rafforzare la coesione economica, sociale e territoriale. In particolare è il FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale), il fondo strutturale a base della politica di coesione, su cui si predispongono i Programmi Operativi, con un approccio per temi prioritari e concentrazione geografica. Gli obiettivi principali  tendono alla realizzazione di un’ Europa più intelligente, verde, connessa, sociale e più vicina ai cittadini. La strategia macroregionale  persegue gli obiettivi globali definiti a livello europeo, pur dando una risposta geograficamente differenziata allo sviluppo dei territori con risultati più immediatamente visibili dai cittadini e superando le criticità di una cooperazione territoriale non sufficiente a garantire l’attuazione di politiche efficaci nel Mediterraneo. Si richiede quindi un intervento di livello sovranazionale anche per lavorare con i vari attori e delineando il valore aggiunto apportato dalla Macroregione Mediterranea in campi d’azione tra cui si individuano subito l’acqua, la lotta al cambiamento climatico, le migrazioni e le vie di comunicazione. La sfida economica è la principale e la più urgente per il raggiungimento dei macro obiettivi; la democrazia, il rispetto dell’altro e la valorizzazione delle diversità costituiscono i pilastri da cui è nata una Organizzazione macroregionale efficace ed efficiente basata su principi di trasparenza, partecipazione e meritocrazia. I Paesi che rientrano nella Macroregione Mediterranea   sono: Albania, Algeria, Bosnia ed Erzegovina, Cipro, Croazia, Egitto, Francia, Gibilterra, Giordania, Grecia, Israele, Italia, Libano, Libia, Malta, Marocco, Monaco (Principato di), Montenegro, Regno Unito, Siria, Slovenia, Spagna, Tunisia, Turchia.

2.1 Il Decreto istitutivo della Macroregione Mediterranea

Le basi legali della Macroregione Mediterranea sono quelle riportate nel decreto n. 9 del 12 novembre 2018 del Difensore Civico campano, Amministrazione Pubblica procedente, pubblicato sul BURC n. 89 del 29 novembre 2018.

2.2 L’Iter della Macroregione Mediterranea

Dal 2008 (e prima) al 2018 ci sono stati dieci anni (e oltre) di iniziative continue per la Macroregione Mediterranea. L’Assemblea della Macroregione Mediterranea del 9 novembre 2018 è stata il punto d’approdo che, come da atti, ha aggiornato ogni aspetto e ha dato forma stabile, sempre aperta, al Processo macroregionale e ai contenuti programmatici, costituendo e formalizzando la Macroregione Mediterranea. L’iter, partito nel 2008, si è sviluppato attraverso le seguenti tappe:

a)  13 Luglio 2008

Conferenza di Parigi dell’Unione per il Mediterraneo Si è tenuta a Parigi laConferenzadell’Unione per il Mediterraneo (UpM), che ha visto la partecipazione di rappresentanti di 43 Paesi del Mediterraneo (con l’unica assenza della Libia);

b)  2010

“Dichiarazione di Palermo” 20 Stati, con i rappresentanti della Lega Araba, della Commissione Ue, del Comitato delle Regioni, del CRPM (Conferenza delle regioni marittime) “propongono di pervenire al più presto alla costituzione di una “Macroregione mediterranea”, preparata da un tavolo tecnico permanente, in analogia a quella già avviata intorno al Mar Baltico, come indicato anche dai recenti pareri 2009/C – 272/08 – 318/02 del CESE, dalla Comunicazione 248/4 della Commissione europea, dalla proposta di risoluzione del Parlamento Europeo 2009/2230. “La Macroregione assicurerà la governance di una strategia comune, mediante il coordinamento e la valorizzazione di tutte le reti e le articolazioni già esistenti o che si possono costituire fra le Istituzioni, le comunità locali e le forme organizzate della società civile”;

c)  2 Marzo 2012

Pareri delle Commissioni del Parlamento Europeo: PARERE DELLA COMMISSIONE PER LA CULTURA E L’ISTRUZIONE (2 marzo 2012) che, al punto 6 e 7, “insiste sull’importanza del bacino del Mediterraneo come spazio di cooperazione decentrato che va oltre i rigidi confini geografici per rafforzare il processo decisionale transregionale e la condivisione di buone pratiche, non da ultimo per quanto riguarda la democrazia, i diritti umani, lo Stato di diritto, l’ecologia, lo sviluppo economico, l’ecoturismo nonché i partenariati a livello di cultura, ricerca, istruzione, gioventù e sport”; “sottolinea l’importanza specifica dell’istruzione quale catalizzatore per una transizione democratica”; afferma che“ la Macroregione Mediterranea debba svilupparsi in conformità con la normativa internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, in particolare la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo e la Convenzione dell’Unesco sulla protezione e la promozione della diversità delle espressioni culturali”; inoltre, al punto 10, “sottolinea che la Macroregione Mediterranea agevolerebbe il dialogo interculturale e l’arricchimento del patrimonio culturale comune dell’Unione Europea, mobiliterebbe la società civile e incoraggerebbe pertanto la partecipazione delle ONG e delle popolazioni del Mediterraneo ai programmi culturali e educativi dell’Unione Europea”;

d)  19 Marzo 2012

PARERE DELLA COMMISSIONE PER GLI AFFARI ESTERI (19 marzo 2012) che, al punto 6, “ritiene necessario, al fine di attuare una strategia macroregionale per il Mediterraneo, basarsi sull’esperienza e sui risultati raggiunti”; inoltre, ai punti 8 e 9, si “sottolinea che le principali aree di intervento per la Macroregione del Mediterraneo dovrebbero essere mirate agli opportuni livelli sub regionali per la cooperazione su progetti specifici e comprendere le reti energetiche, la cooperazione scientifica e l’innovazione, le reti per la cultura, l’istruzione e la formazione, il turismo, il commercio, la tutela ambientale, il trasporto marittimo sostenibile, la sicurezza marittima e la protezione dell’ambiente marino dall’inquinamento, dal sovra sfruttamento e dalla pesca illegale attraverso la creazione di una rete integrata di sistemi di informazione e sorveglianza per le attività marittime, il rafforzamento del buon governo e una pubblica amministrazione efficiente, in modo da favorire la creazione di posti di lavoro; ritiene che sia importante, in particolare dopo gli eventi della Primavera araba, che la nuova Macroregione contribuisca alla definizione di una nuova strategia con i paesi terzi per la corretta gestione dei flussi d’immigrazione e dei benefici reciproci derivanti da una maggiore mobilità, basata su una strategia con i paesi terzi di lotta contro la povertà e di promozione dell’occupazione e del commercio equo, contribuendo così alla stabilità nella Macroregione”;

e)  3 Luglio 2012

RISOLUZIONE DEL PARLAMENTO EUROPEO (pubblicata il 29 novembre 2013 sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea) sull’evoluzione delle strategie macroregionali dell’UE: pratiche attuali e prospettive future, in particolare nel Mediterraneo che, ai punti 1 e 2, ritiene che “le strategie macroregionali abbiano aperto un nuovo capitolo nella cooperazione territoriale europea applicando un approccio dal basso verso l’alto ed estendendo la cooperazione a un numero sempre crescente di settori grazie a un uso migliore delle risorse disponibili; raccomanda che le strategie macroregionali, visto il loro evidente valore aggiunto a livello europeo, ricevano maggiore attenzione nel quadro della cooperazione territoriale europea che sarà rafforzata a partire dal 2013; ritiene che questo tipo di cooperazione territoriale sia utile, in particolare laddove le frontiere hanno frammentato tali spazi nel corso della storia, e possa favorire l’integrazione dei nuovi Stati membri e delle loro regioni; inoltre, ai punti 16 e 17, “si ritiene che una strategia macroregionale mediterranea che associ l’Unione, le autorità nazionali, regionali e locali, Le organizzazioni regionali, le istituzioni finanziarie e le ONG della sponda europea del bacino del Mediterraneo e dell’Unione per il Mediterraneo, e che sia aperta ai paesi vicini e/o ai paesi in fase di preadesione, sia in grado di innalzare notevolmente il livello politico e operativo della cooperazione territoriale in questa zona; sottolinea l’importanza di basarsi sull’esperienza, sulle risorse esistenti e sui risultati raggiunti dalle organizzazioni regionali esistenti; si sottolinea che la Macroregione del Mediterraneo garantisce che i vari programmi dell’UE concernenti il Mediterraneo si completino a vicenda e che i finanziamenti esistenti siano utilizzati nella maniera più efficace possibile, e potrebbe apportare un reale valore aggiunto ai progetti concreti dell’Unione per il Mediterraneo e associare i paesi terzi e le regioni interessati fin dalla fase di definizione della strategia, utilizzando a tale scopo lo strumento finanziario di vicinato e di partenariato, sempre nell’assoluto rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani, delle libertà fondamentali e della democrazia, e promuovendo, ove necessario, il principio del “di più per chi si impegna di più”;

f)  11 / 12 Dicembre 2013

Parere del Comitato economico e sociale europeo C.E.S.E. “La macrostrategia per il Mediterraneo deve puntare a trasformare la regione in uno spazio veramente all’avanguardia in termini di scambi commerciali, turismo, civiltà, idee, innovazione, ricerca e istruzione, convertendola in una regione di pace ai fini dello sviluppo e della prosperità sociale”. “La macrostrategia per il Mediterraneo (suddivisa in due strategie subregionali) deve inserirsi nel quadro della strategia Europa 2020, dei programmi esistenti e dei meccanismi di agevolazione finanziaria dell’UE, e ricorrere a iniziative europee come il programma Interact per la fornitura di assistenza tecnica e formazione. Andrà però creata una nuova struttura per gestire e agevolare il funzionamento delle istituzioni. La strategia macroregionale dovrà far nascere nuovi approcci che costituiscano un vantaggio per i paesi coinvolti, con la prospettiva di misure pratiche e di politiche da poter applicare con successo”;

g)  2013 / 2018

Si strutturano le spinte coesive secondo la normativa europea. Il 28 settembre 2017 un’ulteriore spinta viene dal parere della Commissione per l’Ambiente, la Sanità Pubblica e la Sicurezza ambientale che “ribadisce nuovamente il proprio sostegno all’attuazione di una strategia macroregionale per il bacino del Mediterraneo”, anche per contrastare rischio di catastrofi naturali e l’inquinamento mediterraneo e chiede al Consiglio e alla Commissione di agire rapidamente per la strategia macroregionale mediterranea. Si procede così, nel rispetto delle Procedure, alla formalizzazione dell’Assemblea della Macroregione Mediterranea che verifica positivamente i suoi poteri il 9 novembre 2018.

2.3  Percorso post Assemblea istitutiva della Macroregione Mediterranea

In seguito alla pubblicazione del Decreto n. 9 del 12 novembre 2018 sono state poste in essere una serie di attività finalizzate ad una efficace operatività: Varo della Sede Macroregionale in Napoli (Palazzo Berio); Istituzione della segreteria organizzativa a cui sono demandate funzioni di coordina-mento;

Presa d’atto del consolidamento del decreto di riconoscimento; Creazione ed apertura del Sito Web dedicato; Pubblicazione del sistema di domande e risposte (FAQ); Varo del Parlamento Mediterraneo; Definizione della Struttura della Macroregione Mediterranea, con attribuzione di funzioni; Predisposizione del Documento Strategia e del Piano di Azione Macroregionale, con individuazione dei Pilastri e comunicazioni a tutti gli Stati e Regioni del Mediterraneo, con costituzione di Comitato StatiRegioni; Instaurazione di rapporti di collaborazione con le altre Macroregioni Europee.

2.4  Ambiti di interesse della Macroregione Mediterranea.

Gli interessi coinvolti secondo la normativa dell’Unione Europea e secondo la Procedura e la strategia dell’Unione Europea sono quelli dell’intero Territorio Mediterraneo.  La Macroregione Mediterranea è, infatti, nella portata prevista dall’Unione Europea, l’Entità che guida un flusso interattivo di azioni strategiche che riguardano tutti i territori del Mediterraneo. La Macroregione Mediterranea quindi, tutela gli interessi di tutti i Cittadini del Mediterraneo e dei valori ideali, sociali, storici, culturali, ambientali e religiosi di tutto il Mediterraneo, nella visione concretamente sussidiaria, sociale, partecipativa e solidale. I partiti Europei e Nazionali (dei paesi mediterranei, europei ed extraeuropei) sono certamente parte attiva nella Macroregione Mediterranea e anch’essi approfondiscono le questioni del prossimo futuro sinergico, stante l’avvenuto varo della Macroregione Mediterranea. I partiti non hanno il predominio nella vita pubblica mediterranea. Agli Organi della Macroregione Mediterranea  si accede, infatti, tramite Procedure idonee a favorire la partecipazione e la meritocrazia.

2.5  L’Organizzazione della Macroregione Mediterranea

2.5.1  La Segreteria Organizzativa

La Segreteria Organizzativa della Macroregione Mediterranea è l’Ufficio che procede secondo la Mozione unanimemente approvata dall’Assemblea della Macroregione Mediterranea e secondo il decreto n. 9 del 12 novembre 2018 pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regione Campania (BURC) n. 89 del 29 novembre 2018 ed è stata costituita il 29 novembre 2018 dall’Amministrazione pubblica procedente. La segreteria organizzativa della Macroregione Mediterranea ha carattere permanentemente dinamico ed è composta da non oltre tre membri;

2.5.2  Action Group, Uffici e Redazioni

La gestione della Macroregione Mediterranea è garantita da appositi Uffici e Redazioni, retti dai Responsabili nominati a valle dell’apposita Procedura, il cui modello risponde ai criteri di partecipazione, trasparenza e meritocrazia, in un contesto in continua evoluzione.

Uffici e Redazioni sono ripartiti in Action Group.

3. La necessità della Macroregione Mediterranea

Affrontare i problemi dei territori che si affacciano sul Mediterraneo significa gettare le basi per lo sviluppo  così da portare tutti i Paesi ad un livello omogeneo di benessere e realizzare alti livelli di produttività e coesione sociale. La Macroregione ha necessità di riorientare il suo sviluppo per soddisfare i bisogni economici e sociali, notevoli nel sud-est, arginando quanto più possibile e tentando di bloccare definitivamente l’attuale processo di degrado ambientale. La Strategia, dunque, si focalizza principalmente sull’integrazione delle tematiche ambientali nei settori chiave dello sviluppo economico, dando al contempo il giusto peso e la giusta considerazione alla dimensione socio-culturale. La Strategia, importante base per l’avvio di un processo regionale dinamico di sviluppo sostenibile, sottolinea e mette in evidenza i bisogni e le sfide principali nella regione, prima di identificare i quattro obiettivi basilari e di definire le azioni da intraprendere nei sette campi d’azione prioritaria.

3.1  Interconnessione e collaborazione con I Paesi Mediterranei

Per collegare l’ Europa è necessario realizzare progetti di interesse comune in materia di reti trans europee per vari settori quali energia, trasporti e telecomunicazioni. Questi progetti, devono essere finalizzati allo sviluppo della costruzione di nuove infrastrutture o all’ammodernamento di quelle esistenti. In particolare: nell’ambito del settore trasporti è necessario ultimare i collegamenti mancanti; con trasporti sostenibili ed efficienti; nel settore dell’energia: realizzare una vera integrazione del mercato interno dell’energia e creare una rete per la distribuzione dell’energia e del gas che favorisca il collegamento di tutti gli Stati membri della Macroregione e ne assicuri l’approvvigionamento. Inoltre, la spinta verso le fonti rinnovabili contribuiranno allo sviluppo sostenibile e alla tutela dell’ambiente attraverso l’abbattimento della CO2.

3.2  Creazione di una rete di comunicazione mediterranea

L’obiettivo da cogliere è quello di sviluppare e potenziare le capacità dell’UE di elaborazione dei dati, utile in diversi settori di interesse pubblico ma anche del privato, per garantire alla forza lavoro attuale e futura competenze digitali avanzate, nel campo dell’intelligenza artificiale e della cybersecurity. Azioni che si realizzano anche tramite la promozione ed il supporto delle attività di Eurochambres, l’associazione che riunisce i sistemi camerali d’Europa, in modo da favorire questo passaggio chiave nei paesi della Macroregione Mediterranea, in un’ottica di trasparenza, completezza e attendibilità delle informazioni sulle imprese, associazioni, ecc. e, quindi, di maggior efficienza dei mercati. Un passaggio è la realizzazione del progetto BRIS (Business Registers Interconnection Sy-stem), come da Direttiva 2017/1132/UE e Regolamento (UE) 2015/884).

3.3  I trasporti e il turismo nel Mediterraneo

Il bisogno del trasporto di passeggeri e merci sta crescendo più velocemente del tasso di crescita economica e demografica. Alla luce di tali tendenze, gli attuali sistemi di trasporto non sono più sostenibili nel lungo periodo. L’utilizzo del trasporto marittimo, sia a lunga distanza che litoraneo, si sta espandendo causando un maggior tasso di inquinamento e un aumento delle probabilità di incidenti. I collegamenti fra le due sponde del Mediterraneo e nel Bacino del Mar Nero sono generalmente poco razionali e competitivi. Il trasporto terrestre è dominato dal traffico su gomma, che copre l’88% del traffico passeggeri e l’82% di quello delle merci. Visto che si tratta di un terzo del consumo totale di energia, il trasporto nei paesi del nord è uno dei maggiori responsabili di emissione di gas, causa di effetto serra e inquinamento. I costi di congestione del traffico stanno costantemente crescendo. Le tendenze in rapporto ai trasporti nei paesi del sud destano le medesime preoccupazioni. Queste ultime sono spesso aggravate da sistemi di investimento pubblico, da sussidi e tassazioni che accordano preferenze alla mobilità basata sull’uso privato degli automezzi e delle strade, piuttosto che a forme collettive di trasporto. Nonostante sollevino questioni difficili, tali propensioni potrebbero essere gestite in maniera sostenibile se fossero applicate appropriate politiche, regionali e nazionali. Alcuni Paesi e un numero crescente di autorità locali hanno adottato politiche che promuovono una gestione più sostenibile del trasporto. Gli standard obbligatori per gli autoveicoli sono in via di applicazione nell’Unione Europea, incoraggiando i miglioramenti tecnologici. Inoltre, sono stati conseguiti risultati promettenti grazie agli esperimenti condotti con successo nella combinazione di trasporto marittimo, ferroviario e su gomma. Il Mediterraneo è la regione turistica mondiale per eccellenza. Il turismo è la maggiore industria nella regione, sia in termini occupazionali che di introiti e si basa principalmente sul modello del resort estivo stagionale. L’intensa competitività tra le diverse destinazioni turistiche è compromessa dai maggiori tour operator e dalla mancanza di capacità, a livello locale, di controllare le tendenze non sostenibili nello sviluppo del turismo. Ciò ha condotto ad una standardizzazione nella fornitura di strutture turistiche, a uno sviluppo non sufficientemente controllato e a una perdita di qualità, sia in destinazioni classiche sia in quelle in via di sviluppo. Tale situazione è stata incoraggiata da politiche pubbliche che enfatizzano il numero dei turisti e lo sviluppo delle relative infrastrutture, piuttosto che dar valore al potenziamento della diversità mediterranea e allo sviluppo culturale e sociale. Nonostante il turismo sia importante per l’economia di molti paesi, i benefici sono distribuiti in maniera diseguale e l’impatto ambientale negativo sui trasporti, l’aumento dell’inquinamento acustico e della produzione di rifiuti, l’occupazione di aree, il degrado dei paesaggi, delle coste e degli ecosistemi non sono presi in considerazione nelle statistiche economiche nazionali relative al turismo. Circa 637 milioni di turisti (internazionali e non) sono attesi nella regione entro il 2025; ciò significa un incremento di 270 milioni di persone rispetto al 2000. Circa la metà di questi soggiornerà nelle regioni costiere. Pertanto, anticipando questi flussi e programmano interventi idonei a influenzare il turismo internazionale e nazionale, incoraggiare uno sviluppo verso un turismo culturale, rurale e più responsabile, si potrebbe favorire le aree interne e le città, e risolvere parte delle questioni ambientali, come la tutela delle coste e dei siti storici.

3.4  Le problematiche a sfondo sociale del Mediterraneo

I Paesi del nord Mediterraneo affrontano il problema dell’invecchiamento della popolazione. Nei paesi del sud e dell’est, la crescita della popolazione è ancora uno dei problemi maggiori, con un aumento di 90 milioni di persone previsto entro il 2025. Comunque, in questi paesi, è attualmente registrabile una considerevole flessione dei tassi di fertilità nel corso degli ultimi 10 anni con una transizione demografica. Benché sia tradizionalmente una regione di scambio e di transito, solo occasionalmente il mediterraneo allargato è riuscito a diventare competitivo sui mercati internazionali. Nonostante il successo di alcuni poli e gruppi attivi, fin troppo spesso, le imprese prevalentemente di piccola e media dimensione mancano di dinamismo e competitività. In genere, non si distinguono per innovazione, in quanto a lungo basate su una rent economy, alimentata da uno sfruttamento, che ricorda quello minerario, della posizione geografica e delle risorse naturali della regione . Esiste un grave problema di integrazione nel mercato del lavoro, soprattutto tra i giovani. Il nord non è in grado di assorbire la considerevole pressione dell’immigrazione dai paesi del sud e dell’est del Mediterraneo, che devono affrontare la necessità di creare più di 30 milioni di nuovi posti di lavoro entro il 2025. A differenza delle regioni in altre parti del mondo a cui si possono paragonare, questi paesi non sono ancora riusciti a decollare economicamente e la media procapite del PIL riguardo la parità del potere d’acquisto di molti di essi è ancora di 1/5 rispetto al livello dei paesi UE del Mediterraneo allargato. La maggior parte delle economie mediterranee sta vivendo situazioni difficili rispetto all’occupazione, con tassi di disoccupazione che variano tra l’8 e il 25%. La povertà è strettamente collegata alla situazione occupazionale, così come i cambiamenti che emarginano categorie della società, tra cui la rapida trasformazione dei settori rurale, agricolo e artigianale. Anche le tematiche sociali sono tra le preoccupazioni principali, in particolare modo nei paesi del sud e dell’est del mediterraneo allargato. Nonostante il progresso, essi sono rimasti indietro in termini di alfabetizzazione e parità sessuale. La povertà, specialmente nelle aree rurali, è ancora un problema dominante, nonostante la povertà estrema sia notevolmente esigua. La situazione è aggravata da un’iniqua distribuzione della ricchezza. Le popolazioni di molti paesi del sud e dell’est del Mediterraneo soffrono anche di un insufficiente accesso all’acqua potabile e a misure igieniche. La situazione tra i paesi in merito alle loro singole capacità è estremamente diseguale, benché tale dato non sia per la mancanza di indicatori univoci e aggregati, difficili da individuare e sviluppare. La Strategia rende possibile misurare sia i gap che gli elementi di diversità, numerosi e hanno bisogno di essere valorizzati nella misura in cui dimostrano la volontà di riaffermare la naturale diversità in un contesto di globalizzazione e di promuovere la cultura mediterranea, che è unica, come risorsa economica e sociale di base.

3.5  L’inquinamento atmosferico

L’inquinamento atmosferico è il più grande rischio per la salute ambientale in Europa a causa dei diversi tipi di inquinamento e delle varie fonti che lo producono. E’ necessario adottare misure volte a migliorare la qualità dell’aria, dell’acqua dolce e dei mari in Europa, valutandone gli effetti positivi sulla salute, attualmente minata dalla produzione di sostanze chimiche dell’inquinamento industriale e dal rumore. Ciò vuol dire ripensare alle politiche di approvvigionamento di energia pulita, all’industria, alle infrastrutture ai trasporti, all’agricoltura. Per raggiungere questi obiettivi, bisogna passare ad un uso sostenibile delle risorse per puntare al miglioramento della salute umana attraverso un uso coerente di tutte le leve politiche degli investimenti ed innovazione condividendoli con le parti sociali. La Commissione presenterà un piano per la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra dell’UE per il 2030, incoraggiando i cambiamenti nel comportamento dei consumatori e delle imprese. Una maggiore spinta alle fonti rinnovabili per favorire la de carbonizzazione del sistema energetico è fondamentale per raggiungere gli obiettivi climatici nel 2030 e nel 2050.

3.6  Sicurezza, criminalità e immigrazione nella Macroregione Mediterranea

Le migrazioni di massa sono un fenomeno molto complesso che ha da sempre caratterizzato i popoli di ogni parte del mondo. Diverse sono le cause che spingono tanti cittadini abbandonare i propri habitat: guerre, fame, ricerca di opportunità. L’immigrazione in Europa è caratterizzata dalla discrasia tra le leggi di singoli Paesi e le previsioni delle normative comunitarie. La Commissione ha affrontato il tema in maniera strutturata nel 2015, sull’onda emozionale dei tragici naufragi avvenuti in quel periodo nel Mar Mediterraneo, presentando l’agenda europea per le migrazioni ed elaborando il documento strategico di riferimento per tutti i successivi incontri svolti dai Capi di Stato e di Governo, grazie ai quali sono stati identificati quattro pilastri fondamentali e sui quali costruire la sicurezza interna e la tutela dei diritti fondamentali dei cittadini: rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine degli immigrati per disincentivare l’immigrazione irregolare; migliorare il salvataggio in mare degli immigranti; attuare un sistema comune di asilo nell’ottica del principio di solidarietà; soluzioni eque tra i paesi comunitari per le immigrazioni legali. Le politiche di sicurezza comune riguardano il salvataggio dei migranti non solo in mare ma anche nel deserto, il contrasto al traffico di esseri umani e il rimpatrio dei migranti nei paesi di origine attraverso i trattati internazionali.

3.7  Tutela della salute

La tutela della salute  è una delle principali missioni dell’Unione Europea come previsto dall’articolo 168 del trattato sul funzionamento dell’UE. L’obiettivo è quello di migliorare la sanità pubblica attraverso la ricerca per la prevenzione delle malattie e dei rischi per la salute, compresi quelli legati allo stile di vita. Non entra nelle politiche sanitarie dei singoli Paesi, ma tende ad integrare le politiche nazionali e a sostenere la cooperazione tra gli Stati membri nel settore della sanità pubblica. Nell’Agenda Digitale, predisposta dalla Commissione Europea in attuazione del piano Europa 2020, viene prevista una specifica “azione chiave” su cui la Commissione europea intende focalizzarsi con il coinvolgimento degli Stati membri e degli stakeholders interessati, con l’obiettivo della salute digitale tramite la diffusione dei servizi di Telemedicina . Si intende promuovere nei paesi della Macroregione Mediterranea la Telemedicina con progetti a livello transnazionale.

  1. Una nuova FORMA MENTIS

Le Macroregioni derivano, direttamente dal Trattato di Lisbona, firmato il 13 dicembre 2007, e rafforzano la partecipazione dei cittadini e la cooperazione territoriale dei popoli. Attraverso l’adozione di un modello circolare, la Macroregione è sia strumento di integrazione dei popoli (ossia modalità di partecipazione prodotta dell’Unione Europea verso i popoli, quindi nella direzione Europa-Cittadini), sia strumento dei popoli per le elaborazioni strategiche (ossia modalità di partecipazione dal basso verso l’Unione Europea, quindi nella direzione Cittadini-Europa). Nella Macroregione Mediterranea non è prevista la delega ma il modello partecipativo e meritocratico e quindi non vi sono delegati. Nelle Procedure Macroregionali nessuno (Stato, Regione, organismo pubblico o privato) ha diritto di veto o di avere delegati ma solo di proporre persone con i requisiti per partecipare a Procedure. La partecipazione macroregionale si estrinseca con la possibilità meritocratica a ciascuno di accedere in tutti i ruoli e di sviluppare nei massimi ruoli tramite Procedure. Ai ruoli della Macroregione Mediterranea si accede e nei ruoli ci si sviluppa per Procedure (non per delega, rappresentanza o elezioni).

4.1  Il cittadino protagonista e il ritorno alla meritocrazia

La nascita della Macroregione Mediterranea è l’esempio di come la meritocrazia stia procedendo a mettere profonde radici nella nostra realtà. Vediamo qui coinvolti i cittadini in un nuovo rapporto con l’Europa. Cosa cambia rispetto a prima? Il cambiamento nasce alla radice in quanto la Macroregione rappresenta un mezzo, atto all’integrazione dei popoli.  Sono le competenze e l’impegno che vengono premiate da questo enorme colosso che abbraccia il Mediterraneo. Si basa, infatti, sulla piena collaborazione tra professionalità davvero adatte alla posizione rivestita, convogliate verso la tutela dei popoli e la profonda convinzione della necessità di affrontare un cambiamento insieme.

5. PILASTRI DELLA STRATEGIA

N. 1  > BLUE ECONOMY AND TOURISM

PREMESSA

Non esiste una definizione universalmente accettata di Blue Economy, così come la terminologia usata per riferirsi ad essa è piuttosto varia, se non spesso vaga. Tradizionalmente, si distinguono i settori marini dai settori marittimi o i settori maturi da quelli emergenti. Il settore marino include le attività commerciali e industriali localizzate sul mare. Il settore marittimo fa riferimento ai trasporti, ai porti, alle spedizioni e alla supply chain relativa a queste attività. Un altro modo per distinguere i settori della Blue economy è quello di riferirsi alla loro maturità. I settori maturi includono la filiera della pesca, il turismo marittimo e costiero, il trasporto marittimo, la cantieristica, le attività portuali e l’estrazione e la produzione di Oil & Gas.

I settori emergenti includono l’energia eolica off-shore, l’energia dalle onde e dalle maree, l’estrazione di minerali e metalli dai fondali, l’acquacoltura, le biotecnologie blu e i servizi di monitoraggio, controllo e sorveglianza per la protezione delle coste e degli ecosistemi marini. La “Blue Economy” incoraggia una migliore gestione del mare e delle sue risorse, tramite l’eliminazione di tutte le emissioni dannose per il pianeta, rivoluzionando i sistemi di produzione attraverso la bionemesi, mentre la “Green Economy” chiede alle imprese di investire risorse finalizzate alla riduzione dell’impatto ambientale.

ANALISI DEL CONTESTO

L’economia del mare è una priorità ovviamente irrinunciabile nel Mediterraneo. Per cogliere tutte le opportunità che l’economia del mare può offrire è fondamentale un approccio sostenibile e sistemico, in grado di conciliare gli obiettivi di crescita economica con quelli ambientali e sociali. Per garantire una crescita triple-win, occorre infatti superare la visione che considera i diversi settori economici, ascrivibili all’economia del mare, come entità indipendenti e separate ed inquadrare il tema in ottica di filiere integrate ed interdipendenti. Il superamento di una visione settoriale non può prescindere dall’esame delle minacce di carattere economico, ambientale e sociale che interessano trasversalmente i diversi settori del mare. Tra questi l’assenza di una governance del mare unitaria ed integrata, la frammentarietà dei processi decisionali, la mancanza di indicatori economici e di monitoraggio dei diversi settori integrati nella contabilità nazionale, la limitata disponibilità di fondi per finanziare le imprese, soprattutto nei settori emergenti e potenzialmente più promettenti, l’assenza di un sistema integrato di misura della salute dei mari e dei suoi ecosistemi, la mancata valorizzazione dei servizi ecosistemici e l’inquinamento da plastica. Criticità superabili tramite le opportunità rinvenibili nell’economia circolare e grazie a innovazioni scientifiche e tecnologiche che consentono lo sviluppo di nuovi modelli di business circolare applicabili ai settori dell’economia del mare, con il sostegno all’adozione strategie di eco-design, riciclo e simbiosi industriale, prevalentemente nei settori della pesca, dell’acquacoltura, dei porti e delle piattaforme offshore multiuso. Relativamente alla seconda traiettoria, si passano in rassegna le principali innovazioni tecnologiche, dalle tecnologie digitali a quelle satellitari, dai robot intelligenti ai sistemi autonomi, descrivendo le più recenti e promettenti applicazioni, soprattutto nell’ambito delle attività portuali, della pianificazione dello spazio marittimo e della realizzazione di sistemi osservativi degli ecosistemi marini. Infine, sulla base delle analisi condotte si formulano le azioni da perseguire per sfruttare le opportunità e superare le minacce. Particolare rilevanza rivestono la cantieristica e il settore ittico anche in termini di competitività internazionale. Non meno importante è il turismo costiero sia in termini di occupati sia per valore aggiunto. Da un’analisi della Blue Economy  si evince che i settori maggiormente in crescita sono quelli dell’energia eolica off-shore e delle biotecnologie blu.

OBIETTIVI

Gli obiettivi perseguibili sono l’implementazione di nuovi prodotti, servizi o processi nel settore, finalizzati ad una crescita economica per la ripresa post-pandemia, rivolta a priorità quali biodiversità, economia circolare, digital earth e strategia “dai campi alla tavola”, ecc., e alla transizione verso un’economia climaticamente neutra. I principali settori di intervento: bioeconomia blu: coltivazione, allevamento o cattura di organismi viventi, di acqua dolce o salata, e attività basate sull’uso o sulla lavorazione di questi organismi; trasformazione digitale delle attività oceaniche e costiere; energia rinnovabile, compresa l’energia da vento, sole (galleggiante), dalle maree, delle onde e gradienti termici; tecnologie abilitanti quali sensori, materiali o rivestimenti resistenti alla corrosione o alle incrostazioni, digitalizzazione, apparecchiature di trasmissione dell’elettricità, piattaforme multiuso; produzione di nuovi prodotti da risorse viventi o non viventi che altrimenti verrebbero scartate e buttate; spedizioni più pulite;  monitoraggio, bonifica o gestione dell’inquinamento; nuove facilities a supporto della diversificazione o dell’efficienza energetica dei porti; turismo sostenibile che mira a ridurre la sua impronta di carbonio o a migliorare la biodiversità, o a gestire in modo efficiente le risorse (acqua, cibo, rifiuti, ecc.) o flussi turistici (ad esempio diversificare l’offerta, affrontare la stagionalità e la sicurezza).

TURISMO SOSTENIBILE

PREMESSA

I territori che fanno parte della Macroregione Mediterranea sono molto apprezzati dai turisti di tutto il mondo ed è valorizzando il turismo che è possibile dare uno slancio al sistema economico e sociale. Il turismo sostenibile, basato su Economia, Etica e Ambiente come si definisce? Per l’Organizzazione Mondiale del Turismo (WTO): “Turismo capace di soddisfare le esigenze dei turisti di oggi e delle regioni ospitanti prevedendo e accrescendo le opportunità per il futuro. Tutte le risorse dovrebbero essere gestite in modo tale che le esigenze economiche, sociali ed estetiche possano essere soddisfatte mantenendo l’integrità culturale, i processi ecologici essenziali, la diversità biologica, i sistemi di vita dell’area in questione. I prodotti turistici sostenibili sono quelli che agiscono in armonia con l’ambiente, la comunità e le culture locali, in modo tale che essi siano i beneficiari e non le vittime dello sviluppo turistico.”Il WTO pone il focus sui bisogni del turista e della regione ospitante, tenendo conto dei biso-gni del territorio e dell’ambiente. Il turismo sostenibile non è solo la vacanza in sé (rapporto tra turista e regione ospitante), bensì anche tutto ciò che c’è intorno: mezzi di trasporto ed esperienze di viaggio, con uno sguardo rivolto al futuro, favorendo pratiche e scelte che non danneggiano l’ambiente, né i processi sociali locali. Pratiche di viaggio responsabili, in particolare: Etiche e virtuose, quindi che non sfruttano un territorio, una cultura o una popolazione Sostenibili economicamente per il popolo ospitante Connotate da un interesse socio-culturale, cioè che l’intero viaggio si svolga non solo nel rispetto ma anche nell’interesse della popolazione che ospita il turista. La pratica verte su sei principali fattori che possono fungere da spunti di riflessione per chi vuole praticare turismo sostenibile.

MODALITA’ DI TRASPORTO

Per coprire le lunghe distanze, viaggiare in volo è una scelta quasi obbligata, tuttavia, quando si tratta di coprire brevi distanze è possibile valutare di viaggiare a piedi o in bicicletta, utilizzando mezzi pubblici, noleggio di veicoli elettrici o ibridi oppure, ancora, il viaggio in treno.

Soldi spesi bene

I “pacchetti tutto compreso” sono incompatibili con il turismo sostenibile perché non è possibile verificare che la popolazione locale tragga un reale beneficio dai soldi investiti dal viaggiatore. Il turista che si reca in un luogo deve prediligere strutture ricettive che usano personale locale non sottopagato e, in generale, spendere i propri soldi presso aziende locali così da migliorare l’economia del luogo dando un reale contributo.

Tutela ambientale

Bisogna scegliere un viaggio con consapevolezza prediligendo quelle strutture che attuano politiche ecofriendly o con programmi di tutela ambientale. Non solo poche le realtà turistiche che lavorano per migliorare l’integrità naturale indigena e per proteggere gli habitat e la biodiversità locale.

Rispetto della cultura locale

Il turista non è inteso come spettatore distaccato. Il turista sostenibile dovrebbe immergersi nella cultura locale e accettarne le differenze con la propria. Conoscere costumi diversi ma anche provare a parlare una lingua differente potrebbe essere un punto d’inizio.

Impiego razionale delle risorse naturali

Ridurre, riutilizzare e riciclare. E’ necessario prendere in considerazione l’uso efficiente delle risorse idriche, energetiche e delle materie prime senza sottovalutare il metodo di smalti-mento dei rifiuti prodotti durante il viaggio. E’ possibile informarsi presso il proprio tour operator dei comportamenti della struttura alberghiera in cui s’intende alloggiare. Bilancio di CO2 e coscienza ambientale  Se proprio non è possibile fare a meno dell’aereo, il turista potrebbe calcolare le emissioni di CO2 prodotte dalla propria vacanza e compensarle con buone pratiche ambientali non neces-sariamente correlate al viaggio. Questo elenco di pratiche virtuose evidenzia quali possano essere gli obiettivi da perseguire per una crescita armonica e responsabile.

ANALISI DEL CONTESTO Forme di turismo sostenibile sono sempre più conosciute ed apprezzate dai turisti  in quanto rispettose dell’ambiente, eticamente corrette e vicine alla natura. La situazione creatasi con la pandemia da Covid-19 ha fatto registrare un calo di arrivi internazionali di turisti con la conseguenza che quasi 120 milioni di posti di lavoro sono a rischio nel mondo. Numeri preoccupanti che testimoniano la necessità di mettere in campo il massimo impegno per rilanciare il settore turistico all’insegna della sostenibilità e della sicurezza. E’ considerato una forma di turismo più sicura sia per il rispetto dell’ambiente sia per l’aspetto sanitario, sebbene l’emergenza sanitaria incida sulle scelte di viaggio. Un turismo #PlasticFree” è preferito e i Cittadini  preferiscono strutture ricettive che non utilizzano plastiche monouso. E’ indispensabile programmare investimenti sul turismo sostenibile anche con incentivi ad hoc per sviluppare le imprese eco-turistiche nel Mediterraneo. Il turismo sostenibile è strettamente connesso ai principi della Green Economy. Attenzione del turista è rivolta alla presenza di modalità di attenzione all’ambiente quali ad esempio i pannelli fotovoltaici, menù biologici a km.0, ricarica o noleggio di auto elettriche o ibride. In riferimento ai trasporti aumenta la percentuale di coloro che rinuncerebbero all’auto se la meta fosse raggiungibile in treno e ci fossero servizi di car sharing o servizi pubblici.Sta crescendo in maniera esponenziale (secondo l’organizzazione mondiale del turismo) la richiesta di turismo rivolto a strutture attente all’ambiente, e sono sempre di più le persone che preferiscono prenotare una struttura eco-sostenibile. Esiste una vera opportunità di influenzare il turismo mediterraneo e di incoraggiare uno sviluppo verso un turismo culturale, rurale e più responsabile, che potrebbe favorire le aree interne e le città, e risolvere parte delle questioni ambientali, come la tutela delle coste e dei siti storici. Il turismo sostenibile rappresenta ancora una sfida per il Mediterraneo, da vincere assolutamente.

OBIETTIVI

 Ridurre l’impatto territoriale e ambientale negativo del turismo, soprattutto nelle aree turistiche costiere esistenti. Promuovere il turismo sostenibile che, a sua volta, consolida la coesione sociale e culturale e lo sviluppo economico, potenzia la diversità e le specificità mediterranee e rafforza le sinergie con altri settori economici, in particolare modo l’agricoltura. Accrescere il valore aggiunto del turismo nelle comunità locali e nei paesi in via di sviluppo. Migliorare la governance per il turismo sostenibile. Green Economy, Blue Economy e Turismo sostenibile sono aspetti interdipendenti e correlati tra di loro e la loro gestione efficace ed efficiente è in grado di spingere verso l’alto la crescita dell’economia di territori potenzialmente prosperi e coesi.

N. 2  > GREEN ECONOMY

PREMESSA Con il termine di Green Economy, si suole indicare quel complesso di azioni, poste in essere dall’uomo, che impattano sull’ambiente e sono caratterizzate da investimenti pubblici e privati diretti alla salvaguardia dell’ecosistema ed abbattimento della CO2. La Green Economy promuove quindi uno sviluppo sostenibile, grazie al quale la crescita di un Paese non avverrà a danno della natura e dell’ambiente. La Green Economy produce anche un altro effetto positivo: “green jobs”, cioè la creazione di nuovi posti di lavoro in settori quali l’agricoltura, la produzione di energie rinnovabili, la bioarchitettura, il riciclo.

AMBIENTE

Clima ed inquinamento

L’inquinamento atmosferico danneggia la salute umana e l’ambiente. Benché alcuni accorgimenti hanno comportato una notevole diminuzione di molti inquinanti atmosferici, le concen-trazioni di inquinanti sono ancora troppo elevate. Nei centri urbani, dove c’è una maggiore concentrazione abitativa delle popolazioni, si registrano percentuali significative di inquinamento da ozono, biossido di azoto e particolato (PM), fino al punto che la Corte di Giustizia Europea continua a comminare sanzioni ad alcuni Paesi Europei. La Commissione Europea negli ultimi anni ha aumentato la sua attenzione alle questioni urbane, e si è posta l’obiettivo di migliorare la sostenibilità delle città per garantire a tutti i cittadini europei che, entro il 2050 possano migliorare le condizioni di vivibilità ovunque. sono le fonti di inquinamento atmosferico: dalla combustione di combustibili fossili nella produzione di elettricità, nei trasporti ecc., all’uso di solventi nelle industrie chimiche e minera-li, al trattamento dei rifiuti. L’UE attraverso la legislazione settori responsabili dell’inquinamento atmosferico e le autorità nazionali e regionali pone in essere tutte le azioni per ridurre l’esposizione all’inquinamento atmosferico, ma il cambiamento climatico in atto impone sfide globali dalle quali non si può prescindere anche nel governo e nell’azione locale. C’è bisogno di un salto culturale per il quale sarà necessario impostare percorsi formativi adeguati e massicci investimenti pubblici e privati verso interventi a favore del clima e dell’ambiente. Laddove non si possa evitare la produzione di rifiuti, se ne deve recuperare il valore economico, azzerandone o minimizzandone l’impatto sull’ambiente e i cambiamenti climatici.

Inquinamento acustico

Incide sulla salute della popolazione anche l’inquinamento acustico ambientale, cioè l’eccessiva esposizione al rumore causato dal traffico stradale, ferroviario e aeroportuale, dall’industria, dall’edilizia e da altre attività
all’aperto. Ciò può comportare disturbi del sonno, malattie cardiovascolari e problemi di salute mentale. Il riflesso negativo sull’UE è ovviamente la riduzione della produttività dei lavoratori.

Ecosistemi e biodiversita’

Gli ecosistemi forniscono servizi essenziali per la sopravvivenza della specie umana, compresa la protezione dalle catastrofi naturali, e la contemperazione del clima. Infatti la perdita di biodiversità contribuisce all’insicurezza alimentare ed energetica, aumenta la vulnerabilità ai disastri naturali, come inondazioni o tempeste tropicali, diminuisce il livello della salute all’interno della società, riduce la disponibilità e la qualità delle risorse idriche e impoverisce le tradizioni culturali. La biodiversità, oltre al valore per se, è importante anche perché è fonte per l’uomo di beni, risorse e servizi: i cosiddetti servizi ecosistemici che hanno un ruolo chiave nella costruzione dell’economia delle comunità umane e degli Stati. L’UE ha tra i suoi obiettivi quello di frenare lo sfruttamento delle risorse naturali che sono stati identificati come la terza causa all’origine della perdita della biodiversità.

Obiettivi

1) Industrializzazione sostenibile promozione di nuove tecnologie ed innovazione delle infrastrutture possono liberare forze economiche generando occupazione e reddito;

2) Contribuire all’obiettivo della strategia dell’UE sulla biodiversità di arrestare la perdita di biodiversità e il degrado dei servizi ecosistemici nell’UE entro il 2020 e ripristinarli, per quanto possibile, affrontando le minacce alla biodiversità marina e terrestre.

3) Migliorare la gestione dei rifiuti.

ENERGIA

Gli obiettivi di politica energetica dell’UE sono: assicurare il funzionamento del mercato dell’energia; garantire la sicurezza dell’approvvigionamento energetico nell’Unione; promuovere il risparmio energetico, l’efficienza energetica e lo sviluppo di energie nuove e rinnovabili; sviluppare l’interconnessione delle reti energetiche Tali obiettivi possono essere raggiunti nel Mediterraneo solo attraverso un corretto funzionamento del mercato interno dell’energia che possa garantire un approvvigionamento a prezzi accessibili per i con-sumatori e le imprese e l’interoperabilità transfrontaliera delle reti dell’elettricità e del gas, facendo in modo che nessuno Stato membro sia isolato dalla rete europea. Lo sviluppo delle reti trans-europee nelle infrastrutture energetiche e la decarbonizzazione del sistema energetico, fondamentali per conseguire gli obiettivi 2030 e 2050 in materia di clima, costituiscono senza dubbio la chiave di volta della politica mediterranea sull’energia. Attualmente la produzione e l’utilizzo di energia nei diversi settori economici producono più del 75 % delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE e per questo motivo occorre sviluppare una razionalizzazione della produzione e distribuzione dell’energia basato principalmente su fonti rinnovabili, con la graduale eliminazione del carbone e la decarbonizzazione del gas. Le fonti di energia rinnovabili avranno un ruolo essenziale, come pure l’aumento della produzione eolica offshore della quale l’UE è protagonista indiscussa visto che il 90% dell’energia eolica europea è prodotta da compagnie del Continente. Il piano europeo prevede un investimento di 789 miliardi di euro e la creazione di 62 mila posti di lavoro. L’obiettivo è dare nel Mediterraneo una scossa al mercato dell’energia eolica che ancora procede a rilento. Infatti, per raggiungere l’obiettivo andrebbero costruiti nuovi impianti dalla portata di 7 GW all’anno fino al 2030 e portare la capacità degli impianti fino a 18 GW all’anno entro il 2050. Ciò nonostante, l’enorme potenziale di energia rinnovabile e le ingenti riserve di gas rappresentano un’opportunità fondamentale per assicurare mix energetici più puliti ai paesi della Regione, dal Nord Africa all’Europa sud-orientale. Il ruolo del settore privato si è dimostrato finora centrale per de carbonizzare la generazione elettrica e costruire nuove infrastrutture, a conferma del ruolo imprescindibile del settore privato nella transizione energetica.

OBIETTIVI

  • Incrementare l’uso delle rinnovabili nell’area Middle East North Africa superando barriere naturali e politiche; Cooperazione energetica dei Paesi dell’area del Mediterraneo per un modello di svi-luppo energetico sostenibile, aperto ad interdipendenze e mutui benefici; Rilanciare gli investimenti volti all’adattamento ed alla trasformazione degli asset esistenti per favorire nel Mediterraneo il raggiungimento degli obiettivi indicati nel Green Deal Europeo.

N. 3  > PERSONALITY DEVELOPMENT AND HUMAN RIGHTS

SCENARIO GLOBALE

Il contesto sociale legato ai territori che si affacciano sul Mediterraneo viene messo a fuoco dalla Macroregione Mediterranea secondo un’ottica di uguaglianza e pari opportunità. Tali obiettivi comportano la necessità di una visione globale delle problematiche sociali presenti sul territorio. Le disuguaglianze presenti in particolare tra la costa settentrionale e sud orientale denotano la sussistenza di condizioni precarie e limitanti per i cittadini dei relativi territori. I disagi presenti dovuti alla mancanza di mezzi e risorse hanno comportato negli anni alla radicazione di dinamiche sociali esclusive e annichilenti per gli Stati più disagiati. Dalla scolarizzazione alla sicurezza, sono molti i settori che influiscono sul benessere sociale e sulla qualità di vita. I cittadini dei Paesi mediterranei meno abbienti hanno risentito di una forte limitazione nello sviluppo e nella giusta valorizzazione delle proprie risorse umane. La Macroregione Mediterranea mira a migliorare le condizioni di vita e del contesto sociale. Una qualità di vita migliore con maggiori possibilità di realizzazione personale e sociale concede al Paese la potenzialità di una maggiore produttività. Per raggiungere questo obiettivo la Macroregione Mediterranea si avvale dello studio approfondito delle problematiche sociali pre-senti nei Paesi che fanno parte di essa, cercando di risollevare e sanare le situazioni limitanti che creano disagio ai cittadini. La creazione di un contesto sociale e sicuro rende possibile uno sviluppo sano della società e ciò è possibile isollevando il livello di qualità di vita dove questo non raggiunga i livelli accettati globalmente. La possibilità di studiare, di lavorare, di crescere in un contesto salubre e di creare il proprio futuro grazie all’impegno sono gli obiettivi che la Macroregione Mediterranea raggiungerà grazie ad un ascolto attento e costruttivo delle necessità dei diversi Paesi. Le difficoltà rilevate fra i Paesi del Mediterraneo legate al diverso sviluppo economico e a difficoltà interne non fanno altro che aumentare il divario sociale autoctono già esistente. Nell’ottica della Macroregione Mediterranea vi è una prospettiva di integrazione tra i popoli e all’interno dei popoli. L’incremento dell’assistenza e dell’ascolto attivo delle problematiche rilevate pone le basi per un intervento mirato e concreto per il superamento delle limitazioni presenti e la loro risoluzione. Il disagio sociale porta a condizioni di rischio per le fasce più deboli della popolazione come donne, bambini e anziani. La povertà porta all’aumento della prostituzione adulta e minorile con conseguente mancanza di adeguate cure parentali verso minori e verso gli anziani. Il rischio di un ulteriore incremento esponenziale di queste problematiche impone un intervento massiccio e globale per scardinare strutture radicate e mal funzionanti. Le problematiche legate al contesto sociale non sono limitate ai Paesi meno abbienti del bacino mediterraneo. La considerazione della sponda settentrionale del Mediterraneo come priva di tali problemi costituirebbe un errore. In ogni Paese mediterraneo sono presenti contesti in cui la popolazione soffre e non è omogenea in relazione al benessere e alla qualità di vita. Esistono problematiche legate al traffico di esseri umani, settori sofferenti della società e contesti di povertà e sottosviluppo che non vanno sottovalutati in termini di sofferenza sociale.
La Macroregione Mediterranea promuove un’azione coinvolgente ogni Paese del Mediterraneo, considerando i relativi disagi e partecipando attivamente ad un intervento concreto di sostegno e risoluzione.

Obiettivi della Macroregione Mediterranea

Lo sviluppo del contesto sociale a cui mira la Macroregione Mediterranea comprende un intervento in aiuto dei cittadini. Situazioni difficili come quelle in cui la nostra società si sta trovando in quest’ultimo anno hanno messo e stanno mettendo a dura prova le attività dei cittadini. Il rischio è che molti rinuncino allo sviluppo della e alla realizzazione di se in quanto scoraggiati e impossibilitati a livello economico. Scopo della Macroregione Mediterranea è di fornire un sostegno e un supporto ai cittadini assistendoli nelle problematiche legate alla vita quotidiana che inibiscono la realizzazione personale. La Macroregione Mediterranea ha come obiettivo l’intervento e la prevenzione.

1) L’intervento si muove a favore dei piccoli imprenditori, a sostegno dei settori che in questo momento son a rischio chiusura. La creazione di programmi di assistenza sia economica che psicologica possono interagire per ridare coraggio alle attività autoctone di ogni singolo Paese. Il rischio è infatti che crolli definitivamente il desiderio da parte dei cittadini, non solo di portare avanti l’artigianato, ma anche di portare avanti le pro-prie idee e tentare di realizzarle. Il sostegno verso i cittadini del Mediterraneo si muove per incentivare la creatività e l’impegno di ogni individuo. Il motivo per cui ciò sia ritenuto molto importante è che lo sviluppo sociale è direttamente proporzionale allo sviluppo personale. L’assistenza ai contesti sociali in difficoltà porta all’innalzamento della qualità di vita, partendo dalla scuola, dalla sicurezza e dal benessere individuale fisico ed emotivo. Individuare contesti sociali maggiormente sofferenti. La creazione di programmi di assistenza e di ascolto per individuare le problematiche insite in ogni contesto è ora più che mai necessario per comprendere la tipologia di intervento più opportuno. Ciò è attuabile aprendo un canale di ascolto diretto con i cittadini. Intervenendo attraverso appropriati canali esistenti o da creare in ogni Paese rende possibile instaurare una connessione reale con i cittadini, i quali possono così percepire di essere al centro dell’interesse della Macroregione Mediterranea. Questo tipo di aiuto incentiva la resilienza dei cittadini, rendendoli capaci di reinventarsi anche in seguito a situazioni critiche e complesse. Ciò rappresenta un investimento per il futuro. È infatti vero che per affrontare nuove eventuali future crisi è necessario avere un piano di prevenzione che non consideri solamente l’economia e la sanità del Paese coinvolto, ma comprenda anche un piano di assistenza psicologica e concreta verso i cittadini. In questo modo si renderanno i Paesi del Mediterraneo capaci di affrontare emergenze da ogni punto di vista, senza trascurare il benessere emotivo dei cittadini e la loro qualità di vita.

2) L’adattamento alle eventuali situazioni critiche è possibile grazie al rafforzamento dei meccanismi di intervento che diventano così flessibili ed efficaci nell’affrontare esigenze impreviste. Se infatti centri di ascolto e di assistenza sono già presenti nel territorio si procede con la valutazione dell’efficienza del servizio ed eventualmente al rafforzamento del servizio. In base allo studio di ogni contesto sociale possono essere attuate azioni concrete congruenti alle differenti risposte che ogni Paese può dare ad una condizione di crisi. La versatilità di strutture professionali di assistenza al cittadino rende possibile. Non sono solo le emergenze, ad esempio il Covid, a necessitare piani di intervento. È altresì fondamentale gestire situazioni critiche presenti e radicate da anni in alcune aree del Mediterraneo. Condizioni di povertà, disoccupazione e di rischio per le fasce deboli vanno considerate come prioritarie. La comprensione di tali condizioni è la base per affrontarle e per aiutare il Paese in studio a risolverle. La Macroregione Mediterranea valuta il benessere fisico e psicologico del singolo cittadino come di primaria importanza. Sono quindi essenziali interventi concreti per migliorare la qualità di vita di ogni Paese del bacino mediterraneo che coinvolgano non solo l’ascolto dei cittadini nelle loro necessità ma anche nella creazione di un ambiente di vita sicuro e salubre.

3) In questa tipologia di interventi è compresa particolare attenzione alla scolarizzazione e all’accertamento dell’adeguatezza delle strutture presenti. Viene quindi considerata la sicurezza degli edifici adibiti a strutture scolastiche, la presenza di docenti adeguati alle classi di insegnamento e di materiale scolastico dedicato agli alunni.

4) Ogni punto su cui si sofferma la Macroregione Mediterranea ha come base la tutela dei diritti umani, quindi dalla scolarizzazione, ad una qualità di vita dignitosa, al supporto psicologico e alla protezione della popolazione. Vengono inclusi piani di supporto per combattere il traffico di esseri umani che trova terreno fertile nell’aumento dei flussi migratori. Ciò comporta infatti aumento della prostituzione minorile e adulta, scomparsa di bambini e aumento della criminalità. Una maggiore informazione e un miglioramento della qualità di vita dei Paesi in difficoltà possono essere di supporto per il controllo e la risoluzione di queste problematiche.

Strumenti a disposizione

Per il raggiungimento degli obiettivi preposti è necessaria una approfondita conoscenza delle strutture già esistenti dedite all’assistenza dei cittadini. Alcuni Paesi mediterranei possiedono centri avanzati di assistenza per i tossicodipendenti e alcolisti, centri di ascolto per problematiche di varia natura e centri di recupero per l’infanzia. La Macroregione Mediterranea supporta i centri già esistenti secondo il principio di sussidiarietà, fornendo assistenza se necessaria e sostegno per eventuali miglioramenti delle strutture. Dove questi centri di assistenza non fossero già presenti o non fornissero i risultati attesi si prospetta un piano di intervento mirato ad ottimizzare le risorse, creare e potenziare strutture adatte all’ascolto dei cittadini inserendo figure professionali preferibilmente autoctone. Per la realizzazione dei centri di assistenza e ascolto saranno impiegate le risorse umane del posto così da dare lavoro ai più bisognosi e rendere la comunità attiva nell’aiuto dei propri concittadini. La qualità dell’intervento sarà periodicamente valutata e si fornirà assistenza professionale adeguatamente scelta per poter assistere i centri nella fase di avvio.

Risultati attesi

Dall’attuazione di interventi di supporto ai cittadini dal punto di vista dello sviluppo personale si prospetta un maggior livello di soddisfazione derivata dal vedere concretamente il frutto del proprio impegno. L’assistenza rivolta alle problematiche legate ai disagi della vita quotidiana permette ai cittadini di affrontare ogni decisione con la consapevolezza di poter chiedere aiuto e ascolto e quindi di non essere lasciato solo in condizioni di difficoltà. Dall’attenzione rivolta verso le condizioni di vita e in particolare alle difficoltà dei cittadini è diretta conseguenza un innalzamento della qualità della vita quotidiana. Ciò deriva dalla creazione di un’azione di coesione, di vicinanza e di coinvolgimento dei cittadini attraverso la Macroregione Mediterranea. La consapevolezza da parte di cittadini di essere al centro delle cure della Macroregione Mediterranea permette di ricevere richieste di aiuto mirate e di attuare interventi mirati di assistenza e supporto.

Ripetibilità dei progetti

Ogni progetto mirato all’assistenza e al supporto del cittadino, attuato dalla Macroregione Mediterranea, si basa sul rispetto della Carta dei Diritti Umani. Pertanto volge la sua azione a cogliere quali siano le problematiche specifiche di ogni Paese. La struttura di base di ogni tipologia di assistenza può essere riproposta per ogni Paese che ne abbia necessità. È fondamentale che queste strutture di progetto siano adattate alle specifiche necessità legate al contesto territoriale, culturale e di necessità. Per ottenere infatti interventi concreti ed efficaci si pone cura alla valutazione di ogni problematica e a eventuali integrazioni e modifiche degli interventi.

N.4  > DIGITALIZATION AND TELECOMMUNICATIONS CONNECTION

SCENARIO GLOBALE

In questi ultimi mesi, stiamo assistendo ad una vera “rivoluzione industriale”. Il dramma mondiale relativo alla pandemia COVID-19, ha in qualche modo nel Mediterraneo forzato il processo evolutivo delle nostre industrie, del nuovo mercato economico e finanziario, della nostra quotidianità, della nostra era. Se semplicemente consideriamo quale sviluppo esponenziale ha assunto l’e-commerce, gli stessi servizi delle P.A.  sono costretti oggi ad evolversi, a digitalizzarsi, a rendere efficienti ed efficaci i servizi offerti al cittadino. Oggi l’espressione “Data is the new oil” (inteso come il “nuovo petrolio”), del matematico ed imprenditore inglese Clive Humby, destina ad una mutazione genetica le strategie e le decisioni di qualsiasi azienda che voglia avere un ruolo da protagonista nell’economia del prossimo futuro. I dati da qualche anno hanno assunto un ruolo centrale nella nuova economia digitale, (vedi Facebook, Linkedin, Telegram, etc). Occorre ora riorganizzare interamente il modo in cui i dati vengono 
acquisiti e gestiti dalla nuova industria dei dati, dall’edge, fino ai sistemi “core” e “Cloud”, impiegando “machine learning” e tecnologie “Big Data” per assumere decisioni in tempo reale e istruire processi. La combinazione di IoT (Internet of thinks) e delle nuove tecnologie sta sempre più diventando ciò che differenzia i leader di mercato da quanti inseguono a distanza (più o meno grande) l’importante sfida a cui nessuna impresa può sottrarsi, è il modo specifico in cui declinare questo obiettivo per prevedere effettivamente e congegnare nuove soluzioni per modernizzare, migliorare i processi industriali e l’assistenza alle persone nel triplice ruolo di clienti, cittadini e pazienti, e per prendere decisioni in un ambiente di mercato dominato da incertezza sistemica e turbolenze ricorrenti. Conviene comunque ricordare che la Trasformazione Digitale non è semplicemente il mezzo di diffusione delle tecnologie digitali, bensì è un fenomeno che nel Mediterraneo. va oltre la digitalizzazione della società e dell’economia. E’ soltanto l’inizio di una trasformazione ancora più ampia e profonda. L’economia della Trasformazione Digitale comporta che le tecnologie digitali siano il mezzo della convergenza tra cambiamenti sociali e produttivi, caratterizzata dalla proliferazione di modelli alternativi, sia per quanto riguarda le tecnologie standard sia per quanto riguarda i modelli organizzativi delle imprese. Infatti, tutte le IT (Information Tecnology), di ogni azienda si troveranno ancor più velocemente in una riorganizzazione e rielaborazione della intera filiera industriale di cui fanno parte, il cloud sarà la loro scelta primaria e fondamentale e ciò è fattibile solo tramite investimenti in Ricerca & Innovazione. I governi dei principali Paesi mediterranei – europei ed extra-europei – hanno intrapreso politiche volte ad incentivare la digitalizzazione delle attività delle aziende, per favorire l’innovazione e garantire una migliore competitività. In base a quanto stabilito dal Ministero per lo Sviluppo Economico, il termine Impresa 4.0 in Italia si riferisce alla trasformazione in ottica digitale delle attività produttive e distributive delle aziende, attraverso l’introduzione di beni strumentali nuovi, come software e sistemi IT, funzionali alla trasformazione tecnologica e digitale dei processi. Il Piano Nazionale realizzato dal Governo prevede diverse misure concrete che si basano sulle linee guida di neutralità tecnologica, azioni orizzontali e non verticali o settoriali, e su fattori abilitanti, tra cui spiccano le attività di ricerca e sviluppo e di formazione del personale. Grazie alla promulgazione del Piano Nazionale Impresa 4.0, le aziende hanno oggi la possibilità di accedere a diversi incentivi e agevolazioni fiscali, tra cui spicca il credito d’imposta per le attività di R&S e per le spese sostenute in attività di formazione: l’obiettivo è quello di stimolare gli investimenti sia nella ricerca industriale e nello sviluppo sperimentale, sia nella riqualificazione delle competenze sulle tecnologie rilevanti per il processo di Trasformazione Digitale. “Gli altri incentivi sono principalmente agevolazioni fiscali e facilitazioni per accedere a finanziamenti agevolati per l’acquisto di beni strumentali nuovi, materiali e immateriali (software e sistemi IT), funzionali alla trasformazione e all’innovazione dei processi produttivi: tra questi, spiccano l’iperammortamento, ossia la valutazione del 250% degli investimenti in beni materiali nuovi, e il superammortamento, ossia supervalutazione del 130% degli investimenti in beni strumentali nuovi acquistati o in leasing.

Obiettivi della Macroregione Mediterranea

Per accrescere le probabilità di successo delle strategie macroregionali dell’UE, i partner interessati devono consolidare le proprie azioni su alcuni principi chiave che sono un partenariato pertinente, un meccanismo di collaborazione appropriato, un buon coordinamento delle misure legate alle politiche e alle rispettive fonti di finanziamento, nonché un elevato spirito di cooperazione tra i vari paesi e settori della macroregione. Occorrono anche nuove strategie anche per costruire il domani tecnologico, iniziando dalle città: parcheggi, pagamenti digitali, illuminazione intelligente, raccolta differenziata, gestione delle acque e dell’area nelle città, infrastrutture flessibili uso differenziato per fasce orarie più specificamente una rete immateriale per i servizi.

1) Identità digitale e servizi innovativi per i cittadini: carta di identità e tessera sanitaria elettronica; anagrafe unificata, archivio delle strade, domicilio digitale e posta elettronica certificata obbligatoria per le imprese;

2) Amministrazione digitale: dati e informazioni in formato aperto e accessibile compresi quelli della pubblica amministrazione, biglietti di viaggio elettronic beni e servizi, trasmissione obbligatoria dei documenti via Internet;

3) Servizi e innovazioni per favorire l’istruzione digitale: certificati e fascicoli elettronici nelle università, testi scolastici digitali.

4) Forte impulso per la banda larga e ultralarga.

5) Moneta e fatturazione elettronica: pagamenti elettronici anche per le pubbliche amministrazioni, utilizzo della moneta elettronica”. Fonte: (Dal documento del Comitato Scientifico della Macroregione Mediterranea – marzo 2019.)

Strumenti a disposizione:

le aziende di Telecomunicazioni e tutte quelle aziende che orbitano intorno ad esse hanno la potenzialità di portarci nel futuro oggi.

Alla luce dell’emergenza sanitaria in corso e della necessità di rilancio dell’economia italiana si è parlato anche di “5G e Recovery Fund” (NextGenerationEU), un’opportunità di crescita legata alla nostra capacità di produrre progetti innovativi e di realizzare nuovi servizi mobili abilitanti, su una infrastruttura che dovrà essere potenziata.

E gli investimenti per il 5G sono stati indicati dalla Commissione Europea come prioritari insieme alle nuove reti in fibra fino a casa. Vi è una gamma ampia delle alternative possibili: dalle attività formali di ricerca e sviluppo ai processi più contingenti di reingegnerizzazione e adozione di soluzioni provenienti dall’esterno, oppure ancora l’acquisizione formale attraverso brevetti e strumenti di licensing, dalla progettazione congiunta con imprese e istituzioni specializzate nell’innovazione tecnologica alla collaborazione con startup innovative fino a modelli più sofisticati come l’innovazione aperta agli ecosistemi e la collaborazioni attraverso le piattaforme. Insomma, uno spettro di alternative molto ampio che include la maggior parte dei modelli a disposizione delle imprese per affrontare diversi aspetti della Trasformazione Digitale. Il mercato delle tecnologie emergenti, o degli Acceleratori dell’Innovazione, include componenti Software, Hardware, Servizi IT e Servizi di Telecomunicazioni dedicati allo sviluppo di progetti innovativi, dunque il valore di questi mercati non è direttamente sommabile alle stime dei mercati ICT.

Il mercato Internet of Things (IoT)

  • Connettività: servizi offerti dagli operatori di telecomunicazioni per l’accesso alle reti (fisse, mobili, microonde, satellitari, linee elettriche), a cui sono collegati i dispositivi IoT, e i servizi di rete gestiti per le reti IoT aziendali. Hardware: sensori, apparati di sicurezza fisica e logica, server, sistemi di storage e di archiviazione, altri sistemi quali: switch, router, ripetitori, gateway, hardware specifici di settore, dispositivi di calcolo specializzati. Software: Software di Analytics che utilizza i dati raccolti dagli endpoint per trasformarli informazioni di processo. Software Applicativo per analizzare, organizzare, accedere a informazioni strutturate e non strutturate, estrapolare informazioni prodotte con Analytics e per specifiche funzioni di soluzioni IoT. Software Middleware per la gestione dei dispositivi, della connettività, dei dati, per l’integrazione, l’orchestrazione e per lo sviluppo di applicazioni. Software di Sicurezza e altro software, per implementare e gestire servizi IoT.  Servizi: servizi IT progettuali, di outsourcing, di supporto e formazione per lo sviluppo e la gestione di soluzioni IoT; servizi di Business Process Outsourcing, IaaS, servizi di help desk per veicoli connessi, smart home e altre soluzioni IoT.

Il mercato Cognitive e Intelligenza artificiale

È costituito da sistemi e piattaforme software in grado di utilizzare grandi quantità di dati strutturati, e non, e analisi dei contenuti per costruire applicazioni intelligenti che imparano e migliorano nel tempo utilizzando un’ampia gamma di processi di accesso alle informazioni combinati con l’apprendimento profondo e l’apprendimento automatico. I componenti tecnologici inclusi nelle piattaforme software cognitive e AI spaziano dalla gestione non strutturata delle informazioni all’apprendimento, sino alla generazione di ipotesi di risposte a determinate domande.

Il mercato dei Wearable

Include dispositivi progettatati per essere indossati. Questi dispositivi possiedono un microprocessore, sono in grado di connettersi alle reti wireless (es. Bluetooth, WiFi, reti mobili) e ad altri device (es. PC, smartphone, tablet) per scam-biare dati e informazioni. Tra questi prodotti vi sono: smartwatch, auricolari, bracciali, anelli e altri dispositivi indossabili.

Il mercato dei device di Augmented Reality

(AR) e Virtual Reality (VR) è costituito da visori ed elmetti indossabili che, attraverso software e piattaforme digitali, forniscono visione e audio di realtà aumentata e virtuale.

Il mercato dei Servizi Public Cloud

Comprende applicazioni e strumenti software offerti online in soluzioni modulari, standardizzate, accessibili dai clienti attraverso strumenti Web che permettono l’acquisto, la configurazione e la gestione online.

Il mercato delle piattaforme di Big Data & Analitica

(BDA) è costituito da un insieme di sistemi, strumenti e applicazioni software per l’estrazione, l’integrazione, il controllo e la regolamentazione, il movimento, l’aggiornamento, l’analisi e la visualizzazione di grandi quantità di dati, utilizzati per supportare o automatizzare una vasta gamma di decisioni strategiche, operative e tattiche. Insomma, gli strumenti a disposizione ci sono tutti, bisogna saper sfruttare questa rivoluzione per la creazione di posti di lavoro, e di conseguenza benessere sociale.

Risultati attesi

Gli impatti della digitalizzazione sono trasversali all’interno delle aziende mediterranee e, oltre a interessare l’innovazione del sistema di offerta, il miglioramento della relazione con i clienti e il mercato, e la creazione e l’efficientamento dei processi interni, stanno contribuendo a modificare anche i modelli organizzativi e la domanda di competenze. Anche se, come emerge dall’indagine IDC, le priorità aziendali relative ai cambiamenti organizzativi rimangono ancora in secondo piano rispetto alle altre, le aziende mediterranee oggi si mostrano più consapevoli del fatto che per guidare una Trasformazione Digitale che sia realmente pervasiva, anche l’assetto organizzativo deve evolvere verso un modello agile, basato sui driver dell’innovazione e su nuove competenze. L’IT si trova in effetti oggi a svolgere sempre più un ruolo consulenziale e di “service broker”, in grado di comprendere le necessità delle diverse linee di business e di collaborare nel tradurle in soluzioni tecnologiche in grado di rispondere alle diverse esigenze. Un ruolo, quindi, quello dell’IT, sempre più di partner interno e abilitatore dell’innovazione. La creazione e/o introduzione di nuove competenze emerge come la seconda area impattata dai progetti e dalle iniziative di Trasformazione Digitale: la velocità dei cambiamenti tecnologici sta ponendo infatti oggi una forte pressione sulla domanda di profili professionali e di talenti con competenze adeguate a supportare le imprese mediterranee nel percorso di digitalizzazione. Le aziende mediterranee si stanno confrontando con le necessità relative all’assunzione, alla formazione e alla retention di profili con competenze di sviluppo, implementazione, gestione e supporto alle strategie IT e di digitalizzazione. Gli impatti delle iniziative mediterranee e dei progetti mediterranei di Trasformazione Digitale sull’organizzazione interna sono  più evidenti nelle grandi realtà rispetto a quelle di minori dimensioni: nfatti, oltre la metà delle Grandi Imprese ha registrato impatti, sia in termini di creazione e/o introduzione di nuove figure professionali, sia per quanto riguarda la creazione di nuovi dipartimenti o funzioni aziendali e per nuove relazioni tra IT e altri dipartimenti. Le realtà di maggiori dimensioni, quindi, hanno già iniziato un percorso verso una maggiore agilità organizzativa, con l’obiettivo di ridurre sia appesantimenti derivanti da strutture troppo gerarchiche o da processi troppo rigidi, sia di ridurre i tempi di risposta alle innovazioni (come ad esempio il lancio di nuovi prodotti e servizi) e di aumentare così le capacità adattive. In alcuni casi, vi è stata una riduzione della pressione gerarchica o delle responsabilità in capo ad una sola funzione, attraverso la creazione ad esempio di nuovi dipartimenti (in molti casi dedicati allo scouting e alla promozione dell’innovazione in azienda), una maggiore valorizzazione dell’apporto dei singoli dipendenti e una maggiore cura del loro benessere, introducendo anche politiche agili di lavoro (lavoro da remoto, orari flessibili, terminali mobili per accedere alle risorse aziendali anche dalle abitazioni private). In altri casi, alle nuove politiche di lavoro si sono affiancati nuovi spazi “open” o di “co-working”, con l’obiettivo di una maggiore condivisione, flessibilità e comunicazione tra colleghi.

Ripetibilità dei progetti

Con ripetibilità dei progetti  nel Mediterraneo si intende una serie di regole che disciplinano il modo in cui le persone in un’organizzazione devono completare una determinata attività o sequenza di attività per renderla subito ripetibile in altra parte del Mediterraneo. Le operazioni di un’organizzazione consistono in attività che devono essere completate su base giornaliera, settimanale, mensile o annuale per garantire che i processi funzionino senza intoppi. Quello che è  importante è che ogni attività, indipendentemente dalla frequenza con cui viene svolta, abbia regole che ne definiscano l’ambito, la qualità e i metodi da seguire. Se queste regole non sono standardizzate e sostenibili, non si può cercare di garantire la massima qualità riducendo l’errore umano e rimediando comunque subito.

Con l’azione della Macroregione Mediterranea si sviluppa: Miglioramento della chiarezza, perché un processo standard eliminerà la necessità di congetture, ricerche extra o “doppi lavori”. Garanzia di qualità, perché il lavoro viene svolto in modo predefinito e ottimizzato. Promozione della produttività, perché i membri del team di progetto non avranno bisogno di cercare informazioni o rivedere la documentazione per ottenere risposte. Aumento del morale dei dipendenti, perché i membri del team possono essere orgogliosi di aver imparato il processo e perfezionato le proprie capacità. Perfezione del servizio clienti, perché ogni richiesta viene gestita nel miglior modo possibile. E’ su questa linea guida che la funzione di Digitalitation and telecommunications connection della Macroregione  Mediterranea persegue il suo iter industriale e realizzativo.