TELEMETRIA ACUSTICA PER RILEVARE LA CONNETTIVITÀ DELL’ORATA NEL MEDITERRANEO

da | Mar 5, 2026 | Blu Economy

UNA RETE DI TELEMETRIA ACUSTICA RIVELA LA CONNETTIVITÀ DELL’ORATA NEL MEDITERRANEO

L’orata, specie di interesse commerciale che migra stagionalmente, non forma popolazioni locali indipendenti nel Mediterraneo nord-occidentale, ma costituisce piuttosto un’unica popolazione funzionalmente connessa su larga scala. Gli individui trascorrono l’estate nutrendosi nelle lagune costiere del Golfo del Leone e, ogni autunno, intraprendono migrazioni riproduttive di centinaia di chilometri verso aree di riproduzione condivise in mare aperto, principalmente nella regione di Marsiglia, ma anche in alcune zone della costa catalana. Ripetono questo schema anno dopo anno.
Questa è una delle scoperte più notevoli emerse dal progetto RESMED , guidato dal professor Bernat Hereu della Facoltà di Biologia e dell’Istituto di Ricerca sulla Biodiversità (IRBio) dell’Università di Barcellona, e da CONNECT-MED, guidato dall’esperto Jérôme Bourjea dell’Istituto Francese di Ricerca per lo Sfruttamento del Mare (IFREMER). Le conclusioni sono ora pubblicate in uno studio sulla rivista Movement Ecology .
L’orata (Sparus aurata) è una specie emblematica del Mediterraneo e svolge un ruolo di primo piano nell’industria della pesca e nella struttura degli ecosistemi marini. Nonostante la sua importanza ecologica ed economica, le sue migrazioni riproduttive – una fase chiave del suo ciclo vitale – rimangono poco comprese dalla comunità scientifica.

 

LA MIGRAZIONE SCONOSCIUTA DELLE ORATE VERSO LE ISOLE MEDES PER RIPRODURSI

Anno dopo anno, l’orata segue uno spiccato ritmo stagionale: da aprile a settembre, la specie rimane in una laguna del Golfo del Leone per nutrirsi e, in autunno, abbandona le lagune e si sposta nelle zone di riproduzione marine, dove si raduna da ottobre a dicembre prima di tornare nella laguna di origine.
La principale area di riproduzione è la regione di Marsiglia, che comprende il Parco Nazionale delle Calanques e il Parco Marino della Côte Bleue. “Tutto indica che la stragrande maggioranza delle orate del Golfo del Leone si riunisce nella regione di Marsiglia da ottobre a inizio dicembre per riprodursi, una fase vitale per le popolazioni, ma anche una fase di grande vulnerabilità per la pesca in assenza di una gestione efficace e sostenibile”, sottolinea Bourjea.
Lo studio rivela ora per la prima volta, utilizzando dati di tracciamento diretto tramite telemetria acustica, un fatto sorprendente che modifica la mappa migratoria dell’orata durante la stagione riproduttiva: due terzi migrano verso le acque al largo di Marsiglia per riprodursi, “ma un terzo della popolazione viaggia nella direzione opposta verso la costa catalana, in una località che deve ancora essere identificata con precisione”, afferma il professor Hereu, del Dipartimento di biologia evolutiva, ecologia e scienze ambientali dell’UB.
Poiché l’orata è una specie sfruttata a fini commerciali in Mediterraneo, nell’ambito del Primo Pilastro della Macroregione Mediterranea, si avvantaggia degli implementati processi di gestione delle risorse ittiche condivisi tra i Paesi, come è stato già fatto sperimentalmente con le specie pelagiche come il tonno rosso e il pesce spada.

 

L’IMPORTANZA DELLA PREVISIONE CHE IL PRIMO PILASTRO SVILUPPA PROCESSI CONDIVISI DI GESTIONE DELLE RISORSE ITTICHE.

Lo studio si basa su un eccezionale sistema di telemetria acustica: 222 orate sono state monitorate utilizzando piccoli trasmettitori acustici per tre anni (2019-2022) e sono stati installati oltre 180 sensori sottomarini o stazioni di ascolto, dalla Spagna alle Calanques di Marsiglia, dalle lagune al mare aperto. In totale, sono state registrate oltre 700.000 rilevamenti per ricostruire gli spostamenti degli individui in Medierraneo.
Lo studio conferma il potenziale delle reti di telemetria acustica per studiare la connettività delle specie costiere di interesse, ovvero i collegamenti tra popolazioni di animali marini in diverse aree marine, come l’orata o la spigola europea (Dicentrarchus labrax), e per comprendere l’impatto dei parchi eolici offshore sulle comunità ittiche.
La rete mediterranea di telemetria acustistica, prevista nell’implementation del Primo Pilastro, si evidenzia, quindi, quale la più ragionevole, efficiente ed efficace soluzione.

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