1. Il Portogallo è nella Macroregione Mediterranea dal 1 gennaio 2025.
I portoghesi sono consapevoli che la loro storia è stata da sempre una spedizione nautica, culturale, scientifica e sociale di relazione tra i popoli nel Mediterraneo. Le loro navi hanno messo in collegamento sponde diverse, Paesi lontani, pensiero e azione del Mediterraneo e sul Mediterraneo, racchiudendo in un’area metaforicamente collegata e omogenea attraverso la simbologia del viaggio per mare che collega e unisce. La certezza è che il Portogallo da sempre ha unito il vecchio mondo e i mondi al di là delle Colonne d’Ercole.
Nel XV secolo, nonostante il Mar Mediterraneo fosse ancora controllato e gestito dagli arabi (e anche dai Turchi), Enrico il Navigatore, duca di Viseu, figlio del re Giovanni I di Portogallo, organizzò con successo straordinarie imprese marittime. Fu il grande propulsore delle navigazioni e delle scoperte dei Portoghesi nel sec. XV. Nell’agosto 1415, a soli 21 anni, conquistò Ceuta, in Marocco. Nel porto di Sagres fondò il primo centro di cultura scientifica, specialmente nautica, riunendo piloti, astronomi e cartografi provenienti dalla marineria commerciale mediterranea tra cui l’Italia con navigatori genovesi, veneziani e pisani.
Nell’VIII secolo, i musulmani salparono dal Nord Africa e presero il controllo del Portogallo insieme alla Spagna. Chiamata in arabo al-Andalus, questa area venne annessa all’Impero degli Omayyadi, che si stava espandendo, e prosperò sotto il dominio musulmano. Sorprendente è la possibilità di trovare ancora influenze arabe nella cultura Portoghese in alcune sue città.
Lisbona fu conquistata dai Mori nel 711 e denominata al-ʾIšbūnah (in arabo: الأشبونة), dopodiché fu popolata da popolazioni eterogenee, compresi cristiani, berberi, arabi ed ebrei. L’influenza di questa civiltà si percepisce ancora oggi in ogni singola strada, soprattutto nel quartiere dell’Alfama, dove tutto ha contribuito ad aumentare il fascino e lo spessore culturale.
Castelo de Vide, a pochi chilometri da Lisbona, è ancora una città di origini arabe, dominata dall’alto da un meraviglioso castello, e poi vicoli stretti, case imbiancate e cornici gotiche di portali che contribuiscono a dare un’idea di come doveva essere vivere qui nel Medioevo.
La città di Evora con i suoi antichi portici moreschi situati a Praça do Giraldo affascinano i turisti ogni anno di più, tanto che proprio qui essi amano accalcarsi tra caffè e negozi per respirare l’aria tipica del lontano VIII secolo. Inoltre, il sito archeologico di Almendres Cromlech è uno dei più grandi d’Europa e contiene 92 menhir diversi creati per fini religiosi che astronomici.
La vicina Portalegre, quasi al confine con la Spagna, riserva intatta l’impronta araba. Altamente vivida nei musei dedicati ai favolosi arazzi intarsiati dei colori più belli.
A Estremoz, famoso centro di produzione della ceramica, potrete godere della vista di case imbiancate a calce con pavimentazione in marmo e stradine che offrono scorci pittoreschi di una delle cittadine più belle dell’Alentejo.
In Portogallo si conservano molte testimonianze di un’altra religione mediterranea, il giudaismo. Il Paese, storicamente pieni di tradizione ebraica e di storia, conserva tuttora le tracce medievali sparse un po’ dappertutto, come nell’antica sinagoga di Tomar e soprattutto sulla frontiera con la Spagna, ovvero a Belmonte, Guarda, Trancoso e Castelo de Vide.
Un legame più antico e profondo consolidato nei secoli è tra Olisipo (l’antica Lisbona) e Neapolis, fondate nella stessa epoca. I due regni nascevano nello stesso anno, il 1139, collegati dalle rotte commerciali marittime percorse fino in epoche recenti per esempio dal mercante Miguel Vaz, che salvò Napoli dalla carestia facendo arrivare grano dai Balcani e che costruì il Palazzo Vaaz (oggi Palazzo Berio), in Via Toledo, o dai Sylva, nobili del sedile di Capuana.
I napoletani, invece, ebbero due regine portoghese: Isabel, moglie dell’imperatore Carlo V, e Maria, consorte di Filippo II di Spagna. Nel 1580, il Portogallo e il Regno di Napoli si unirono sotto la stessa corona, quella degli Asburgo di Spagna. Quando, dopo il Portogallo, anche Napoli divenne un regno indipendente, nello stemma di Carlo di Borbone apparve anche lo scudo portoghese.
In questo secolo i rapporti il Portogallo e l’Italia meridionale diventarono ancora più forti con l’aumento dei volumi di scambio marittimo. Un segno di questo legame fu l’importazione dei cereali provenienti dalla Sicilia per rifornire il regno portoghese. I due Paesi si ritrovarono uniti sul fronte di guerra nel 1784 quando le flotte da guerra del Portogallo e di Napoli attaccarono i pirati algerini. I due regni si ritroveranno ancora insieme nella guerra contro la Francia rivoluzionaria. Napoli incrociò due portoghesi, la scrittrice giacobina Eleonora de Pimentel Fonseca e Sant’Antonio, detto da Padova ma originario di Lisbona, sotto le cui effigi trionfarono i sanfedisti.
La lunga storia tra Regno del Portogallo e Regno di Napoli si cementifica nell’arte: il Barocco Portoghese ricevé importanti influenze da grandi architetti italiani come i napoletano Francesco Borromini e Gian Lorenzo Bernini (attraverso il suo discepolo Ercole Ferrata), che lasciarono le loro firme rispettivamente nell’altare della chiesa di San Benedetto a Lisbona (1634) e nella Fontana di Nettuno, nel palazzo nazionale di Queluz (1677). Nel 1721 la corte portoghese conobbe il musicista napoletano Domenico Scarlatti, invitato dal re Alfonso V per insegnare musica a sua figlia, la principessa Maria Magdalena Bárbara. Nel 1752 fu il turno di José I di invitare David Perez, che rinunciando a una carriera internazionale rimase in Portogallo fino alla sua morte, nel 1778, a Lisbona. Con Perez, il Portogallo ebbe l’opportunità di diversificare il repertorio musicale del regno con un po’ d’opera italiana. Infatti, già nel 1760 la Corona Portoghese aveva inviato alcuni musicisti a fare dei corsi a Napoli, al conservatorio di Sant’Onofrio a Capuana. Una delle allieve di Perez fu la famosa cantante lirica portoghese Luisa Todi (1753-1833). Sposata con il violoncellista napoletano Francesco Saverio Todi nel 1769, conobbe grande successo da Lisbona a San Pietroburgo, senza escludere Napoli, nel 1791. Invitata dalla corte napoletana, da cui ricevé un contratto nel 1796, finì la sua carriera artistica nella città partenopea tre anni più tardi, dopodiché ritornò in Portogallo. E proprio come il “San Carlo” di Napoli, anche Lisbona ha un teatro “São Carlos”, inaugurato nel 1793 con l’opera “La Balerina Amante” del compositore napoletano Domenico Cimarosa. Addirittura gli antichi regni di Portogallo e Napoli sorprendentemente avevano dimensioni geografiche identiche, circa 550 chilometri di lunghezza da Nord a Sud e 200 chilometri di larghezza da Est ad Ovest. Non solo, Portogallo e Sud Italia con simili limiti di latitudine (il Portogallo: 42º10’-36º60’ N; Napoli: 42º55’-36º40’ N) hanno climi affini. Neppure stupisca il fatto che numerose sono le parole che uniscono Napoli e Portogallo come, per esempio, gli articoli determinativi “o” e “a” (quindi “o restaurante” in portoghese e “ ‘o ristorante” in napoletano, “a estrela” in portoghese e “ ‘a stella” in napoletano).
2. Gli attuali mediterranei sanno che i portoghesi sono fratelli mediterranei impegnati nello sviluppo della Strategia.
La partecipazione del Portogallo dall’1 gennaio 2025 alla Macroregione Mediterranea (31esimo Paese) consentirà al Portoghesi di rinnovare alcune sue valenze territoriali, simboliche, artistiche, culturali e alimentari che in questi decenni sembrano assopite nell’impatto della spazializzazione tecnologica e massificante della globalizzazione.
Il Portogallo, come storico promotore dell’integrazione tra le due sponde del Mediterraneo tramite l’Unione per il Mediterraneo (Ufm), rafforzerà la cooperazione avviata dagli anni Novanta, soprattutto politica, con il Maghreb. L’Union for the Mediterranean (UfM), nata nel 2008 a Marsiglia, è una partnership multilaterale che ha lo scopo di incrementare il potenziale di integrazione e coesione tra i Paesi del Mediterraneo.
Il clima mediterraneo del suo territorio, estati calde e inverni relativamente miti, con scarse piogge estive, anche in inverno le precipitazioni sono relativamente scarse, consente uno scambio turistico continuo all’interno dei Paesi della Macroregione Mediterranea. Inoltre rafforza la carta d’identità mediterranea del Portogallo la gastronomia portoghese: la Dieta Mediterranea, che l’Unesco ha classificato Patrimonio Mondiale. La sua agricoltura è ricca di verdura, frutta, pane di alta qualità e i cereali poco raffinati, legumi secchi e freschi (fagioli, ceci, fave, ecc.), frutta secca e oleosa (noci, mandorle, castagne, uva passa, ecc.), e poi l’olio d’oliva.
Il Portogallo, attraverso la crescente dimensione comunitaria nel mare nostrum, potrà ancora più sviluppare il commercio e diplomazia bilaterale e multilaterale e il fattore energetico e partecipare ai quattro Pilastri della Macroregione Mediterranea.
