I PAESI DEL MEDITERRANEO TRA I PIU’ VULNERABILI AI CAMBIAMENTI CLIMATICI, SECONDO IL RECENTISSIMO RAPPORTO ALLA COP 29

da | Dic 5, 2024 | Blu Economy

Un rapporto pubblicato alla 29° Conferenza delle Nazioni Unite (COP29) sui cambiamenti climatici, tenutasi a Baku, Azerbaigian, dall’11 al 22 novembre 2024, ha rilevato che l’innalzamento dei livelli del mare è una delle conseguenze più drammatiche dei cambiamenti climatici e potrebbe costringere almeno 20 milioni di persone a spostarsi nei prossimi 75 anni se non si interviene subito con le misure del Primo Pilastro.

Con il deterioramento dell’ambiente, si prevede che i Paesi del Mediterraneo, in particolare quelli orientali, sperimenteranno le conseguenze del cambiamento climatico in modo più intenso rispetto al resto del mondo, secondo la ricerca di 55 esperti ambientali, pubblicata in un rapporto condiviso alla COP29 di quest’anno.

I Paesi mediterranei che già si sforzano isolatamente di adattarsi alle perturbazioni ambientali stanno affrontando ulteriori pressioni a causa di fattori quali la sovrappopolazione nel sud, le attività economiche lungo la costa, il turismo di massa, diversi conflitti in corso e interconnessi e la cattiva gestione delle risorse da parte delle autorità.

Il rapporto, pubblicato il 18 novembre durante il vertice sul clima delle Nazioni Unite, ha rilevato che “la costa mediterranea è una delle regioni al mondo più a rischio di inondazioni composite [innalzamento del livello del mare], i cui effetti saranno aggravati dal cambiamento climatico e dalla crescita demografica lungo la costa”.

Cinquantacinque esperti del Gruppo di esperti del Mediterraneo sui cambiamenti climatici e ambientali (Medecc) sono stati incaricati dall’Unione per il Mediterraneo (UpM), dal Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP), dalla Convenzione di Barcellona e da Plan Bleu di redigere il rapporto.

Una delle conseguenze più drammatiche del riscaldamento globale è l’innalzamento del livello del mare, attualmente di 2,6 millimetri all’anno, il doppio del tasso del XX secolo.

“Le ondate di calore marine, la cui frequenza e durata sono aumentate rispettivamente del 40% e del 15% negli ultimi due decenni, promuovono le emissioni di carbonio e l’emergere di specie tropicali non autoctone, che a loro volta hanno vari impatti ecologici e socioeconomici sul Mediterraneo”, afferma il rapporto.

Le proiezioni indicano un aumento delle temperature dell’aria in superficie, la frequenza e l’intensità degli estremi di calore, un innalzamento del livello del mar Mediterraneo, l’evapotraspirazione e una diminuzione delle precipitazioni, a seconda del livello delle future emissioni di gas serra.

 

CAMBIAMENTI CLIMATICI

I cambiamenti climatici rappresentano una seria minaccia per gli ecosistemi mediterranei e per varie attività economiche, come l’agricoltura e la pesca. Si prevede inoltre che ulteriori cambiamenti aggraveranno la carenza di acqua, di cui soffrono già 180 milioni di persone nella regione del Mediterraneo. Questa carenza di acqua è aggravata dall’insicurezza energetica (dovuta alla dipendenza dai combustibili fossili importati nella maggior parte dei Paesi mediterranei), dall’insicurezza alimentare (anch’essa legata alla dipendenza dalle importazioni) e dai rischi per gli ecosistemi mediterranei (derivanti sia dai cambiamenti climatici che dalle cattive pratiche).

Solo l’azione sinergica del Primo Pilastro può dare la risposta che occorre immediata.

 

INQUINAMENTO DA PLASTICA NEL MEDITERRANEO

A causa della cattiva gestione delle risorse, l’acqua, l’aria e il suolo in tutto il mondo sono inquinati e le coste mediterranee sono gravemente colpite, soprattutto dai rifiuti di plastica.I rifiuti di plastica rappresentano l’82 percento dei rifiuti visibili, il 95-100 percento di tutti i detriti marini galleggianti e oltre il 50 percento dei rifiuti dei fondali marini nel Mar Mediterraneo.

I paesi del Mediterraneo orientale e le loro coste vulnerabili sono particolarmente gravati da problemi endemici che ostacolano la loro capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici, e quindi il rapporto Medecc raccomanda soluzioni che tengano conto del legame tra i settori dell’acqua, dell’energia, dell’alimentazione e degli ecosistemi (WEFE o “Water, Energy, Food and Ecosystems Nexus”), così come previsto nel Primo Pilastr

Dr. Merita Murat

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