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La Transizione della Libia: un problema di tutti

di Ernesto Marino  

 

La nuova Agenda per il Mediterraneo, presentata dall’UE, comporta il dovere di focalizzare l’azione nei Paesi del vicinato meridionale, fortemente colpiti dalla crisi economica e sanitaria del Covid-19, e contestualmente al centro della crescente competizione tra attori regionali e potenze esterne. Sotto particolare osservazione i Paesi che hanno nelle priorità la necessità di promuovere i diritti, la migrazione e la mobilità nel tessuto del proprio contesto sociale. La Libia è tra questi, con la permanente necessità di controllo delle frontiere, di contrasto al traffico di esseri umani, di assistenza dei rifugiati e dei corridoi umanitari.
 
Il contesto libico può influire negativamente sugli sforzi di pacificazione. Le divisioni tra l’ovest e l’est restano mentre non è stato ancora approvato il bilancio unificato presentato dal governo Dbeibah, la cui adozione rappresenta un passaggio cruciale per avviare e favorire la ricostruzione ed il rilancio dell’economia libica. Sul fronte della sicurezza rimane il problema della presenza straniera che nei mesi scorsi ha combattuto al fianco di entrambi i fronti e della presenza militare russa a est e turca a ovest. La strada costiera Sirte-Misurata non è stata ancora riaperta, a causa della resistenza dei gruppi armati che la controllano e non vogliono lasciare la zona. In questo contesto di grande fragilità si inseriscono le difficoltà affidate alla Libia nella gestione dei flussi migratori.
 
 Accordi bilaterali a sostegno di una transizione programmatica verso il consolidamento della pace e della sicurezza, la costruzione e l’allestimento operativo di nuovi ospedali, il pieno rispetto dei diritti di rifugiati e migranti. Ma, alla luce delle nuove indicazioni UE, un tentativo di risoluzione politica a due è ancora valido?
Il risultato delle politiche per il vicinato meridionale nell’ultimo decennio, condotte sulla base di una impostazione bilaterale tra paesi, senza la definizione di un vero e proprio quadro operativo comune nel Mediterraneo, ha portato la Commissione europea ad andare oltre con una nuova Agenda per il Mediterraneo e a dettare nuove indicazioni. Nuovi flussi economici concepiti come un impulso per paesi del vicinato meridionale ad affrontare le priorità strategiche dell’UE in una visione organica e d’insieme.
 
Ora occorre attualizzare i settori previsti nell’Agenda per il Mediterraneo. E’ necessario che sia varata d’urgenza la Strategia Mediterranea che promuoviamo da anni. Occorrono energia nuova e impegno a favore dei diritti e dello sviluppo umano, a garanzia del rispetto dello stato di diritto e dei valori democratici. Tuttavia ricordiamo all’UE che non occorre più tardare, occorre assumere iniziative decise e specificare le modalità attuative; eventuale indeterminatezza è riconducibile alle divergenze tra gli stati membri, spesso arroccati su posizioni a difesa di interessi particolari, anche economici. In questo contesto il Mediterraneo è la priorità assoluta.
In questa azione è da ricondurre il settore d’intervento su i profili di tutela della libertà religiosa. Un sostegno alla democrazia e al buongoverno in tutta l’area va inserita nelle Costituzioni dei Paesi della riva sud del Mediterraneo e nelle Dichiarazioni arabo-islamiche sui Diritti dell’Uomo. La lettura della storia pone dinanzi eventi di incontri e di scontri, di chiusure ostinate a contaminazioni feconde tra culture, popoli e religioni diverse. Una storia in cui la diversità negli anni ha dato vita a sintesi sorprendenti di pretesa egemonica e generato persino situazioni di conflitto.
Migrazione e mobilità, altro settore d’intervento sensibile, un tema da affrontare e risolvere, privilegiando il risvolto umanitario. Le continue partenze incontrollate dalle coste libiche (e tunisine) è tutt’ora fonte di una prolungata e indicibile tragedia fra i profughi e migranti. Una soluzione, sicuramente da prendere subito. Occorre tutti adoperarsi per l’approvazione della Quinta Strategia, dopo le quattro approvate, ossia la Macroregione Mediterranea per il superamento di soluzioni privilegiate tra singole nazioni, allargando strategicamente il problema all’intera area mediterranea e richiamando alla responsabilità tutti i paesi delle coste.
Lo sviluppo umano, il buon governo e lo Stato di diritto in Libia  comportano un forte impegno di tutti a favore della democrazia, dei diritti umani e della governance responsabile.
 
 
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https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/it/ip_21_426
 
https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2021/04/19/a-new-agenda-for-the-mediterranean-the-council-approves-conclusions-on-a-renewed-partnership-with-the-southern-neighbourhood/
 
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/05/31/libia-il-premier-dbeibah-a-roma-per-incontrare-draghi-e-le-imprese-italiane-al-centro-ricostruzione-e-migranti/6215525/
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