Inquinamento Mediterraneo e Macroregione Mediterranea

Il Mar Mediterraneo, polmone vitale dei Paesi della Macroregione Mediterranea, ne regola il clima ed è la culla delle sue biodiversità.
 Il Mare Nostrum, sin dal 1976, è stato al centro delle attenzioni dell’Unione Europea, con interventi per frenare l’inquinamento delle acque, a partire dalla Convenzione di Barcellona.
I Paesi che si affacciano sul bacino sono impegnati dall’Unione Europea ad azioni concrete per prevenire, combattere, eliminare l’inquinamento del mare Mediterraneo e delle aree circostanti e valorizzare l’ambiente marino.
 
La cattiva gestione del ciclo dei rifiuti su terra ferma diventa la principale causa della dispersione della plastica in mare.
Nel Mediterraneo si accumulano almeno 229 mila tonnellate di plastica ogni anno, equivalenti a più di 500 container al giorno. Ogni anno più di 50.000 tonnellate di plastica sono riversate nel Mediterraneo e  possono essere evitate adottando gli standard delle migliori pratiche globali di riciclo già esistenti.
 
L’Unione Europea dal 2018 si impegna a limitare l’uso dei prodotti in plastica monouso più trovati nelle spiagge del Mediterraneo, incoraggia la produzione e l’impiego di alternative. 
La Macroregione Mediterranea è oggi il punto di riferimento per  coinvolgere le industrie per la ricerca, per dare incentivi alle aziende per lo sviluppo eper  l’impiego di materiali alternativi, non inquinanti, dei prodotti. Attenzione alta anche per quanto riguarda l’inquinamento dai materiali dispersi nei fondali.
L’effetto inquinamento coinvolge nel Mediterraneo la fauna, uccelli, pesci, balene, tartarughe. Ogni anno un milione e mezzo di animali marini, vittime di rifiuti di plastica scaricati nel mare, rimangono impigliati o inghiottono rifiuti praticamente indistruttibili, morendo soffocati o di fame. Non c’è una sola specie di tartaruga marina o cetaceo che nuoti nelle acque del Mediterraneo senza micro-plastica nello stomaco.
 
La Macroregione Mediterranea, con i Pilastri “Blue Economy” e “Green Economy”, recepisce le direttive della Convenzione di Barcellona del 1978, ratificata con Legge 21 Gennaio 1979 n. 30, relativa alla protezione del Mar Mediterraneo dall’inquinamento e con la quale nel 1995 è stato ampliato l’ambito di competenza delle Aree Specialmente Protette di Importanza Mediterranea (ASPIM).
La Strategia della Macroregione Mediterranea ha fatto suo l’ambito di applicazione geografica, proprio della “Convenzione per la protezione dell’ambiente marino e la regione costiera del Mediterraneo”. Il bacino, che per la ricchezza di specie, popolazioni e paesaggi è uno dei siti più ricchi di biodiversità al Mondo da difendere e preservare.
 
L’EUSMED ha ripreso e sviluppato il concetto stabilito dalla “Direttiva Habitat”. L’azione macroregionale mediterranea sostiene le aree protette, occasione per rallentare la bio-invasione legate al fenomeno del cambiamento climatico e in particolare anche all’innalzamento della temperatura delle acque.
In Algeria, Francia, Italia, Marocco, Monaco, Spagna e Tunisia fortunatamente non mancano le aree protette, (i cosiddetti PSIC), siti di interesse comunitario che rappresentano gli ecosistemi specifici del Mediterraneo e sono aree importanti per l’elevato grado di biodiversità, per la peculiarità dell’habitat di specie rare e minacciate. Tali Siti mediterranei hanno speciale interesse scientifico, estetico, culturale, educativo, da mettere in rete e rilanciare.
 La Macroregione Mediterranea invita i Paesi partner a redigere o aggiornare l’elenco di siti nei quali si trovano habitat naturali e specie animali da salvaguardare e consegnare alle nuove generazioni future e partecipare all’azione corale della Macroregione Mediterranea per eliminare ogni forma di inquinamento e salvaguardare l’ambiente.